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12 feb 2011

Salve dottor Longobardi ho da chiederle un suo parere. Mio padre, affetto da diabete tipo 2, ha avuto anni fa amputazione di 2 dita del piede sinistro.

Il problema attuale è iniziato lo scorso settembre le gambe si sono gonfiate creando una “spaccatura” nella gamba destra. E’ stato visitato dai medici che gli hanno aumentato le pastiglie diuretiche: le gambe si sono sgonfiate ma la spaccatura andava avanti.

Dopo 2 mesi di dolore l’ospedale si è degnato di chiamarlo facendo l’ecodopler. Da questo risultava una “ostruzione arteria”. E’ stato operato da 3 giorni. L’intervento di angioplastica, a loro dire, è riuscito perfettamente se non ché la ferita è “brutta”: c’è il rischio di amputazione sopra il ginocchio. Gli hanno detto che dovrà restare per un po’ in ospedale e che, comunque, hanno intrapreso un cammino per riuscire a salvare la gamba.

Mi potrebbe dare gentilmente un suo parere? La ringrazio e le porgo i miei complimenti per la disponibilità e il conforto che “ci” da. Stefania

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UnoRisposta a “Piede diabetico: si può evitare l’amputazione?”

  1. Pasquale Longobardi on

    cara Stefania, ti ringrazio per l’attenzione e mi dispiace per la situazione di tuo padre.
    Per evitare l’amputazione del piede la terapia appropriata prevede il ripristino della circolazione (il papà ha già eseguito l’angioplastica), il controllo del diabete (la glicemia deve essere costante e l’emoglobina glicata tra il 4,9 e il 6,3%), la pulizia chirurgica di eventuali focali di infezione (solo quando si sia certi che la circolazione del sangue nella gamba sia sufficiente).

    Presso il Centro iperbarico Ravenna, per il tuo papà, il primo passo sarebbe controllare quanto sangue arriva al piede tramite:
    - ossimetria transcutanea. Devono esserci più di 40 millimetri di mercurio di ossigeno;
    - doppler velocimetria. La pressione arteriosa alla caviglia deve essere almeno il 45% di quella misurata al braccio (indice ABI superiore a 0,45). Questo parametro è però poco affidabile nel paziente diabetico, pertanto preferiamo il seguente:
    - laser doppler flussimetria. Misura la pressione al primo dito del piede, il rapporto con la pressione arteriosa misurata al braccio, la risposta a vari test (riscaldamento, variazione della posizione del piede).

    Definita l’entità dell’ischemia (e se i vasi sanguigni siano ancora aperti dopo l’angioplastica che è già stata effettuata), si procede in maniera mirata.

    In caso di persistenza dell’ischemia, il papà sarebbe visitato (eventualmente ricoverato) dal dr. Elio Piccinini (primario della chirurgia vascolare dell’Ospedale civile di Ravenna e coordinatore del Centro Cura Ferite Difficili della Ausl Ravenna) per valutare l’oportunità di portare più sangue alla gamba e al piede tramite una rivascolarizzazione chirurgica (cioè inserire un pezzo di vaso sanguigno che porti il sangue da sopra a sotto l’ostruzione).

    Qualora vi sia, invece, sangue sufficiente, il piede verrebbe tenuto a riposo (in scarico), tenendolo a letto o preparando per lui un tutore ortopedico che eviti di caricare il peso sul piede malato.

    E’ essenziale che il diabete sia controllato. Per questo, collaboriamo con il Centro diabetologico dell’Ospedale di Ravenna (dr. Paolo Di Bartolo).

    Applichiamo anche la ossigenoterapia iperbarica che è importante per controllare l’infezione; ridurre l’infiammazione; favorire la formazione di nuovi vasi sanguigni (vasi collaterali) che aggirino l’ostruzione o la formazione di nuovi vasi sanguigni ad opera di cellule “operaie” che sono normalmente dormienti nel midollo (cellule staminali) e che l’ossigeno iperbarico ha la capacità di reclutare; accelerare del 150% l’attività delle cellule (fibrobalsti) deputate alla riparazione delle ferite.

    Per eventuale visita contatta la segreteria del Centro iperbarico Ravenna (0544-500152). Per informazioni su altri Centri iperbarici consulta il sito della Società Italiana di Medicina Subacquea e Iperbarica (SIMSI) http://www.simsi.org (sulla destra troverai il link “centri iperbarici”).

    E’ giusto che tu faccia quanto possibile per capire, almeno, se l’amputazione si possa evitare. Un caro saluto, Pasquale

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