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31 gen 2012

Salve dottore , voglio complimentarmi con lei per le risposte pubblicate sul blog riguardanti la subacquea e non soltanto quella. Sono un sub di 51 anni e sto ultimando un corso tecnico UTR Tek2 (trimix normossico). Non ho mai avuto problemi di alcun genere dopo le mie immersioni che effettuo dal 2000. Vorrei però effettuare gli esami necessari per escludere la Pervietà del Forame Ovale (PFO) o altro shunt eventualmente presente ma silente nel mio organismo.

Le chiedo quindi se nella mia zona (provincia di Pisa) sono presenti strutture che possano darmi un servizio con un iter diagnostico sovrapponibile al vostro, nel caso ciò non sia possibile, gradirei informazioni su come e dove posso attivare un iter dignostico presso la vostra struttura con i relativi referenti.

Abusando del suo tempo gradirei sapere, dopo intervento chirurgico di colecistectomia laparoscopica (che affronterò fra poco tempo) quanto tempo dovrà passare prima di potermi immergere di nuovo?

Cordiali saluti e un grazie per la sua disponibilità. Marco Paoletti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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UnoRisposta a “subacqueo tecnico: come escludo il PFO?”

  1. Pasquale Longobardi on

    caro Marco, ti ringrazio per l’attenzione. Pisa offre un’ottima Scuola di cardiologia. Lo stesso Master Universitario di Secondo Livello in Medicina Subacquea e Iperbarica, dove insegno medicina iperbarica, ha sede presso la Scuola Superiore S. Anna (direttore: prof. Antonio L’Abbate che è cardiologo).

    Premetto che le linee guida raccomandano la ricerca dello shunt destra sinistra (PFO incluso) solo in caso di incidente da decompressione “immeritato” (cioè dove si siano rispettate le procedure di decompressione).
    Il “buco” (shunt) non è la causa dell’incidente da decompressione ma è , al massimo, un fattore predisponente perché facilita il travaso delle bolle dalla parte destra (sangue sporco) alla parte sinistra (sangue pulito) della circolazione: cioè parte delle bolle non vengono eliminate dal filtro polmonare.

    Non ho riferimenti specifici per Pisa, mi limito a riportati l’esperienza acquisita dal Centro iperbarico Ravenna:
    1) è necessario essere certi che oltre al “buco” nel cuore (PFO)non ci siano altri “buchi” nei polmoni, addome o altrove. Sarebbe antipatico chiudere l’eventuale PFO e continuare ad avere problemi in immersione.
    2) non tutti i PFO ed eventuali altri “buchi” devono essere chiusi: molti sono piccoli e consentono di immergersi applicando misure prudenziali (aria arricchita in ossigeno “nitrox”; immersione singola entro i 30 metri e altro).

    E’ quindi necessario definire lo shunt tramite adeguata procedura, quella del Centro iperbarico Ravenna prevede:
    - misurazione delle bolle che passino attraverso eventuale shunt, contate da un operatore esperto (dr. Paolo Limoni) con doppler transcranico con contrasto sonografico su entrambi i lati del cranio, sia in condizioni basali che – se necessario – durante manovra di Valsalva;
    - valutazione della pressione parziale dell’ossigeno nel sangue arterioso – misurata tramite emogasanalisi – durante respirazione di ossigeno puro con erogatore.

    Il Centro iperbarico Ravenna (tel 0544-500152) offre il percorso di diagnosi dello shunt concentrato in un giorno tramite un approccio collegiale (neurologo per il doppler transcranico corretto; rianimatore per la emogasanalisi; medico subacqueo – io – per la valutazione finale).

    Un caro saluto, Pasquale

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