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01 feb 2012

Prima di agire“, dice Kàroly Kerényi esperto in mitologia greca, “l’uomo antico avrebbe fatto un passo indietro cercando nel passato un modello in cui “immergersi” come in una campana di palombaro per affrontare, così protetto e trasfigurato, il problema del presente”.

 

 Il presente, nel mondo scientifico e dell’economia, è anglosassone. Eppure il cuore antico della cultura europea, le radici e i valori che ci tengono insieme sono in Grecia e in Italia; Paesi oggi considerati le pecore nere dell’Europa.

E’ viva in me la gratificazione emotiva e intellettuale che provo quando visito gli scavi di Baia (Na)Pompei, Agropoli (SA) e Agrigento. Passeggiare tra i resti archeologici, ascoltare la guida mi fa “immergere” nel passato, trasfigurandomi negli antichi che, nelle terme o seduti all’aperto nella brezza, riflettevano sui temi fondamentali della vita: i valori (la famiglia in primis), il dovere morale, l’empatia verso gli altri, il fine della propria vita, le strategie per il successo e, in generale, la cultura, il destino, la bellezza.

E’ lì che ho appreso l’arte dell’otium: tempo per l’interiorità e spazio di libertà, strettamente necessario rispetto agli obblighi lavorativi, utile a raggiungere l’equilibrio psico-fisiologico. Un’arte possibile solamente per chi sappia conciliare in modo ottimale i due concetti chiave della vita (responsabilità verso gli altri e cultura del sé). 

Mi piace pensare che, come dice Kàroly Kerényi, greci e italiani (penso, in particolare, ai miei concittadini della Magna Grecia) siano in grado di “immergersi” nei miti del loro passato, certo che troveremo lì, nel nostro cuore più antico, le idee per ossigenare il futuro.

Pasquale

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