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05 mar 2012

Una ricerca del Boston Consulting Group realizzata per conto della Telenor Group (società di telecomunicazioni) rivela che la sanità sarà presto rivoluzionata e soprattutto migliorata dall’uso degli smartphone (i-phone e simili). La ricerca ha analizzato quali effetti potrebbe avere l’utilizzo della tecnologia mobile nel sistema sanitario  (mHealth) di 12 paesi mettendo in evidenza che nel mondo sono attivi già 500 progetti.

La tecnologia mobile applicata in sanità (da qui il termine mHealth) può giocare molti ruoli: ad esempio può essere utilizzato per controllare a distanza  che i pazienti stiano seguendo un protocollo terapeutico oppure permettere al medico di accedere ai dati anche quando non è in ufficio, oppure mettere a disposizione centinaia di applicazioni con le quali monitorare, valutare e comunicare le proprie condizioni di salute.

A quanto pare sono già tanti i medici che usano nel loro lavoro la tecnologia mobile al punto che la ricerca definisce lo smartphone “la tecnologia più popolare tra i medici dopo lo stetoscopio.”

Perché la sanità su mobile possa affermarsi serve innanzitutto che la tecnologia sia diffusa: e questo non è un problema considerato che, sempre secondo la ricerca, entro il 2015 ci saranno 7,4 miliardi di abbonamenti mobili.

Ma quali sono i vantaggi che deriverebbero dall’implementazione del mHealth?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha calcolato che l’adozione di tecnologie mobile nella sanità potrebbe ridurre i costi per l’assistenza agli anziani del 25%, ridurre la mortalità materna e perinatale del 30%, migliorare il trattamento e la compliance (l’aderenza al protocollo) della tubercolosi tra il 30% e il 70%, ridurre il costo della raccolta dati del 24%.

Ma più in generale il ritorno dell’investimento alla lunga si concretizzerebbe in:

  • miglioramento della qualità di vita di individui e famiglie
  • società più istruita
  • riduzione dell’assenteismo nel lavoro per visite e controlli medici
  • risparmio di tempo e maggior guadagno per le persone.

A trarne i maggiori benefici potrebbero essere  soprattutto le nazioni con un alto tasso di invecchiamento della popolazione.
Molto interessane a riguardo il caso della Danimarca e della Norvegia citato nella ricerca: in questi paesi  è stato riscontrato che le persone ammalate di BPCO (Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva), utilizzando la tecnologia di monitoraggio remoto con gli smarthphone, hanno ridotto di oltre il 50% i ricoveri e le giornate di degenza.

Ma quale impatto economico avrebbe nelle spese per la sanità? Decisamente interessante il dato riportato nella ricerca: ad esempio la Norvegia potrebbe risparmiare 1,5 miliardi di euro l’anno, la Danimarca 1,25 miliardi, e la Svezia 2,4 miliardi  se solo questi paesi adottassero a pieno il sistema di monitoraggio remoto per gli anziani.

fonte: Telenor, Telecoms.com

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