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31 mag 2012

 Le persone si fidano sempre più delle informazioni sulla salute che trovano in rete e usano le informazioni online per scegliere come curarsi: è quanto emerge da uno studio condotto in America della società Wolters Kluwer.

Il 57% degli adulti americani cerca su Internet le risposte alle proprie domande in ambito sanitario, il 25% “non lo fa mai”, il 18% “lo fa raramente”. 2/3 dei partecipanti all’indagine affermano di credere nell’informazione che trovano sul web: il 70% di essi mostra un livello di istruzione medio-elevato (college o titoli più avanzati).

Il 63%di coloro che cercano informazioni mediche online afferma di non essere mai incorso in una diagnosi sbagliata, il 67% crede che la possibilità di avere accesso a informazioni mediche online sia un’opportunità per essere dei pazienti meglio informati.

L’indagine indaga anche il punto di vista dei medici generici. Più della metà di essi crede che i pazienti siano disinformati per ciò che riguarda la salute. Tuttavia, solo il 12% di essi ritiene che la possibilità per i pazienti di accedere ad informazioni online sia di intralcio alle cure che loro intendono prescrivere e, anzi, loro stessi usano il web e 2/3 di loro hanno modificato la propria diagnosi iniziale dopo avere recuperato più informazioni online.

Cosa cercano i pazienti online? Innanzitutto discutono delle informazioni con il loro medico. Quindi (soprattutto gli utenti più giovani) discutono le informazioni che recuperano con amici e parenti. I social media sono invece ancora un canale poco utilizzato: solo il 9% dei pazienti discute di informazioni per l’autodiagnosi utilizzando i social.

Sempre per quanto riguarda la fiducia dei pazienti in Internet per diagnosticare o curare una malattia, Health Populi suddivide i pazienti tra coloro che non “si affiderebbero mai” ad Internet per diagnosi e cura (41%), e chi lo farebbe (59%). Il risultato varia a seconda dell’età di coloro che rispondono, ma non tanto quanto si potrebbe immaginare: tra i pazienti più anziani (quelli con più di 55 anni di età), il 51% dice di non credere nell’uso di internet per diagnosticare una malattia – rimane quindi un’altra metà che ci crede.

 

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