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29 giu 2012

Ricordate che vi avevamo parlato della community Luce sulle Ferite? E’  la community promossa dall’AIUC in vista del congresso nazionale del 26-29 settembre 2012  interamente dedicata a tutte le persone che ogni giorno hanno a che fare con la cura delle ulcere cutanee.

All’interno di Luce sulle Ferite è appena nata la nuova rubrica MedicaMente dedicata all’archeologia dei medicamenti: ogni settimana la redazione pubblica articoli, racconti e storie curiose sul rapporto dei nostri antenati con i rimedi medici. Seppure spesso le loro soluzioni possano apparirci strane si può sempre imparare tanto da chi ha saputo inventare medicazioni/bendaggi in un’epoca in cui non c’erano evidenze scientifiche.

Nel primo appuntamento di MedicaMente si è parlato di Antico Egitto e mummie, un tema davvero affascinante! 
L’articolo ci è piaciuto molto ed è stato molto apprezzato dai membri della community, tra cui anche il dr. Longobardi, per questo abbiamo deciso di condividerlo con voi riportandolo per intero qui sul nostro blog. Buona lettura!

MedicaMente: l’Antico Egitto e le mummie

Eccoci qua per il primo appuntamento ufficiale della nostra rubrica sull’archeologia dei medicamenti.

La rubrica si chiamerà “MedicaMente”, il nome è stato scelto con l’aiuto di alcuni membri della community (qui il post in cui abbiamo lanciato la rubrica e discusso sul nome) e in particolare ringraziamo Rocco Amendolara per averci suggerito questo bel titolo!

Il commento di Rocco: “Il titolo della sezione potrebbe essere anche “MedicaMente” (sintesi di “Medicazioni” per la “Mente”). Staccare la Mente per “medicarla” con scritti ‘meno impegnativi’ e con dissertazioni para-scientifiche sulle Medica-zioni, potrebbe essere un giochino di parole accattivante ;-)”

Davvero accattivante Rocco, l’idea e il nome sono piaciuti a tutti e “MedicaMente” è diventato davvero il titolo della rubrica. :)

Di cosa vi parliamo oggi? Di mummie! E cosa c’entrano le mummie con la storia dei medicamenti?

Durante la civiltà egizia furono imbalsamati milioni di cadaveri, ed è probabile che proprio dall’esperienza anatomica dell’imbalsamazione (venivano estratti i visceri) gli egiziani abbiano appreso e approfondito le loro conoscenze mediche e di applicazione di sostanze sul corpo umano, da cui furono poi influenzate anche la civiltà greca e tutta l’arte medica fino a quella medievale (collegamenti fra tecnica e sostanze chimiche, sviluppo posteriore dell’alchimia, ecc..).

Non tutti sanno che la mummia era, secondo riferimenti storici di derivazione araba (XII secolo), anche un preparato medicamentoso di cui s’è fatto uso almeno fino al Settecento. Dall’esame tecnico delle mummie, però, si ha l’impressione che gli Egizi non fossero stati proprio dei provetti imbalsamatori. Spesso le sostanze usate nelle pratiche di imbalsamazione (oli balsamici, unguenti, miscele naturali) davano col tempo origine a reazioni chimiche con conseguenti trasformazioni delle sostanze impiegate in masse informi e collose o resinose, in grado anche di arrecare danni gravi ai corpi ed ai loro vestimenti e addobbi.

Ciò nonostante successivamente, per via dei processi di imbalsamazione, i corpi dei poveri defunti erano ricercati e apprezzati come medicamenti. Sotto forma di mummie, costituivano infatti la materia prima di varie ricette.

Nel XII secolo si iniziò ad usarli per scopi terapeutici, che ebbe il massimo splendore nei secoli XVI e XVII.

Si trattava di usare tessuto muscolare umano mummificato, impregnato quindi con droghe e aromi adatti a mantenerlo. Il prodotto elaborato dal farmacista consisteva alla fine in una polvere nera, di sapore acre e amaro. Gli usi erano come tossifugo, analgesico, agente cicatrizzante e antiemetico. Ne esistevano varie qualità, pregiate e grezze. Le prime derivavano da alti dignitari (quindi con probabile maggiore impiego di resine e di sostanze conservanti preziose), le seconde, dette officinali, provenivano invece da defunti normali, imbalsamati secondo procedimenti modesti. Esisteva anche una terza qualità di mummia, detta “artificiale” ricavata da cadaveri di giovani ammazzati (trattata con mirra e aloe) o da corpi di criminali locali.

Strano eh? Forse a tratti anche un po’ inquietante :)

L’appuntamento con la rubrica è per la prossima settimana: parliamo del sapere medico degli Egizi e vi sveleremo alcuni rimedi utilizzati per curare le malattie che hanno caratterizzato quell’epoca storica.

Redazione Luce Sulle Ferite – Martina Capiani 

Ed ecco i commenti all’articolo pubblicati sulla community 

Pasquale Longobardi
complimenti Martina per l’interessante articolo storico. E’ affascinante il viaggio nel tempo per vedere come, nei tempi antichi, curavano patologie – quali le ulcere cutanee – in assenza dei presidi che la moderna tecnologia ci mette a disposizione.

Attendo curioso la prossima puntata di MedicaMente. Se possibile: segnala la rubrica nella pagina principale della Community: ho letto l’articolo solo dopo segnalazione di Lidia Marongiu.

Un caro saluto, Pasquale

Rocco Amendolara
Complimenti anche da parte mia, Martina.Interessante l’etimologia del termine mummia, che non conoscevo fino a quando non mi hai fatto venire il dubbio, confermando quello che hai scritto più su.

Qui un riferimento
 

Trabona
Complimenti
 

Klarida
Martina brava, molto interessante quello che hai scritto,

volendo contribuire sull’ argomento, “ricette” della nonna, mi ricordo che sulle piaghe/ferite una volta le bisnonne ( io l’ho conosciuta ed era pure strana) ci mettevano la cosiddetta (in albanese) tatulla, scoperto sul web corrispondere alla datura stramonium, cosparsa di olio d’ oliva direttamente sulla ferita.

 

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