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28 lug 2012

Per la rubrica “I rimedi della nonna” che è pubblicata nella Community “Luce sulle ferite” (qui), il mio amico fotografo subacqueo Claudio Ziraldo (Milano) mi segnala quanto segue.
“Alessandro (figlio) e io, molti anni fa, eravamo in immersione notturna a Hurghada (Egitto). Mentre fotografavo una murena mi sono avvicinato troppo al reef. Dolore lancinante e almeno trenta aculei di riccio diadema sul lato del palmo della mano sinistra. Ho cercato di toglierne uno ma si è rotto, così per evitare che andassero più in profondità, ho preso il coltello l’ho passaro sulla zona “punstapilli” e li ho rotti tutti a filo della cute.
Tornati in barca il mio amico Hammam che conosco da 25 anni mi ha sottoposto al seguente trattamento: ha scadato sul fornello olio e sale e mi ha passato la soluzione sulla zona ferita, tamponado per pochi secondi alla volta con uno straccio imbevuto. Al mattino NON AVEVO PIU’ NULLA.
Ho messo in pratica lo “stratagemma” più volte con terze persone con risultati sorprendenti, al punto tale che una volta su una barca in Arabia Saudita dopo un “intervento” mi chiamavano “stregun”.
Non so quali siano i processi che vengono messi in atto (tranne naturalmente la termolabilità dei veleni); il punto è che al mattino dei ricci non c’è più nessuna traccia; nemmeno un puntino! Il “segreto” viene dai pescatori egiziani e funziona sempre!”

In Mondo Sommerso che sarà in edicola in settembre 2012, sarà pubblicato un mio articolo sugli animali marini pericolosi e i rimedi di primo soccorso.

Grazie Claudio per il suggerimento e un caro saluto a tutti gli amici del Blog Centro iperbarico Ravenna, Pasquale

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