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10 dic 2012

Gentile dott. Longobardi,

il caso è: paziente di circa 55 anni sottoposta a asportazione di carcinoma orale e radioterapia nel 2004. Dopo 10 mesi da estrazione dentaria compare esposizione ossea con caratteri di osteonecrosi nel sito post estrattivo corpo mandibola inferiore sinistra.

Il quesito è: terapia chirurgica o terapia iperbarica? Nel caso di terapia iperbarica è ragionevole effettuare la bonifica di altri denti tramite estrazione prima della terapia iperbarica o è più utile procrastinare?

Grazie e cordiali saluti

Giuseppe Nardi

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2 Risposte a “osteonecrosi mandibola: chirurgia vs ossigeno iperbarico”

  1. Pasquale Longobardi on

    gentile Giuseppe, grazie per l’attenzione. Adoro lo stile sintetico con il quale hai esposto il caso clinico e le domande. Mi adeguo nella risposta.
    Mi dispiace che non sia stata utilizzata la ossigenoterapia iperbarica prima della estrazione dentaria come suggerito dal Consiglio Superiore di Sanità, con costo a carico del Servizio Sanitario Nazionale (protocollo DPS VI°/4.6/844 del 23.12.1997 – anno antecedente la radioterapia e la successiva estrazione dentaria).

    Il percorso ottimale, adesso che c’è la necrosi ossea, prevede: chirurgia conservativa per la bonifica delle eventuali tasche gengivali; accurata igiene dentale (detartrasi) e ossigenoterapia iperbarica (venti sedute a 2,5 bar per novanta minuti di respirazione in ossigeno, con frazione inspiratoria di ossigeno nella maschera superiore al 90%, con frequenza quotidiana sei giorni su sette). Poi chirurgia per l’innesto di osso autologo con incluso il “maschio” che accoglierà la vite dell’impianto del dente e ulteriori dieci sedute di ossigenoterapia iperbarica a 2,2 bar (eccetto che per la diversa pressione, il resto della prescrizione per la terapia iperbarica è simile alla precedente). Controllo radiografico a tre e sei mesi. I risultati sono buoni (successo, presso il Centro iperbarico Ravenna, intorno all’80% dei casi).

    Terminata la risposta, mi piace precisare come funziona il percorso. La pulizia chirurgica e l’igiene dentale abbattono la carica batterica e trasformano la lesione cronica (“ferma”) in una lesione acuta (è come un “reset” della situazione).
    L’ossigeno iperbarico è in grado, attraverso la sintesi di monossido di azoto (NO) – un gas che funge da messaggero per i processi di riparazione, di ridurre la risposta infiammatoria; di stimolare la formazione di nuovi vasi sanguigni nell’osso alveolare (mascella) e nella mandibola; di promuovere la sintesi di nuova matrice ossea (“spugna” di idrossiapatite, una proteina sulla quale – nei due, tre mesi successivi si depositerà il calcio favorendo la calcificazione).
    Nei casi più gravi, dove si sospetti una infezione dell’osso, all’atto della pulizia chirurgica si utilizza un colorante (blu di metilene) per visualizzare bene l’osso “marcio”. La pulizia è così più facile, completa e accurata. Il “buco” si riempie con cemento imbevuto di antibiotico (preferibilmente della famiglia degli aminoglicosidi che è resa più potente dalla terapia iperbarica). Dopo il primo ciclo di venti sedute di terapia iperbarica (circa un mese dopo l’intervento), viene effettuato un controllo per la eventuale rimozione del cemento antibiotato e l’apposizione dell’innesto osseo.
    Il percorso del Centro iperbarico Ravenna (tel. 0544-500152, email: [email protected]) prevede la visita del dr. Massimo Bassi, presso il Reparto di Chirurgia maxillofacciale dell’Ospedale Bufalini della Ausl Cesena, poi la pulizia dentale presso il “Renova Palace” diretto dalla dr.sa Lia Pappagallo in Ravenna e la terapia iperbarica presso il nostro Centro (associata alla neurostimolazione con la
    Frequency Rhythmic Electrical Modulation System – FREMS).
    Per i pazienti che necessitano di ridurre al minimo la permanenza in Ravenna, vengono eseguite due terapie iperbariche al giorno (in tal modo il soggiorno è ridotto a due settimane, a parità di efficacia).
    Cordialmente, Pasquale Longobardi

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