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19 gen 2013

Salve desideravo chiedere il suo parere su la questione del Forame Ovale Pervio (FOP).

Sono un subacqueo di 40 anni che si immerge dall’eta di 12 anni, sono inoltre titolare di un diving e anche un Operatore Tecnico Subacqueo (OTS).

Nella mia ultima immersione ho riscontrato un prurito nella zona toracica. Su consiglio di un amico sub ho fatto l’esame trancranico: il risultato è stato appunto un passaggio di bollicine. Può immaginare il mio stato d’animo e la confusione di tutto quello che ho sentito in merito, se fosse possibile sentirla e spiegarle meglio la cosa?

 Grazie

 Romolo

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3 Risposte a “Prurito dopo immersione: ho il Forame Ovale Pervio (PFO)?”

  1. Pasquale Longobardi on

    caro Romolo, ti ringrazio per l’attenzione. Visto che sei impegnato professionalmente nel mondo dell’attività subacquea, è importante che ti sia chiaro cosa siano gli shunt destra sinistra (FOP compreso) e le implicazioni per la sicurezza delle immersioni.

    Il Centro iperbarico Ravenna propone un percorso per la ricerca e la cura degli shunt destra sinistra ideato in Ravenna, su”misura” per ciascun subacqueo, sicuro nella certezza sull’entità del problema e la necessità di risolverlo. Il percorso proposto dal Centro iperbarico Ravenna rispetta le linee guida sullo shunt destra sinistra elaborate dalla Regione Emilia Romagna (che includono un capitolo sull’attività subacquea).

    Generalmente, in altre sedi, si cerca direttamente il “buco” nel cuore (Pervietà del Forame Ovale – FOP o PFO) e, qualora sia trovato, è proposta la chiusura nella supposizione che sia così risolto definitivamente il passaggio anomalo di bolle dal sangue venoso (destra) verso quello arterioso (sinistra).

    Lo staff del Centro iperbarico Ravenna ritiene che il FOP/PFO sia solo uno dei possibili “buchi” attraverso i quali possa esserci un travaso anomalo di sangue venoso (e bolle o grumi di sangue). Altri “buchi” li abbiamo trovati nei polmoni, nell’intestino o altrove (per esempio un angioma cavernoso alla gamba).

    Consapevoli di questa possibilità, presso il Centro iperbarico Ravenna, eseguiamo (in un solo giorno) tre test: ecodoppler transcranico bilaterale, emogasanalisi durante respirazione in ossigeno e ossimetria transcutanea. In base ai parametri che otteniamo, si decide se sia utile procedere con le indagini.

    La sede del “buco” viene cercata solo se riteniamo importanto chiuderlo. La prima indagine, in tal caso, è l’ecocardiografia transesofagea eseguita dalla dr.sa Elisabetta Varani (cardiologa Ospedale di Ravenna), la quale valuta se il PFO abbia dimensioni coerenti con i tre parametri da noi rilevati in precedenza. Se i nostri tre dati evidenziassero la presenza di uno shunt ampio e la dr.sa Varani rilevasse un PFO piccolo, prima di chiuderlo, si procederebbe con ulteriori indagini per cercare altri eventuali “buchi” (p.es. angioTC polmonare, ecografia addome).

    Quando sia stata chiarita la presenza dei “buchi” e la loro grandezza, si procede anche nella valutazione di quanto siano importanti nella vita quotidiana indipendentemente dall’attività subacquea.

    A tal fine, il Centro iperbarico Ravenna richiede indagini del sangue per cercare la predisposizione familiare a produrre piccoli grumi di sangue (trombi grassosi) che potrebbero passare attraverso i “buchi” causando problemi indipendentemente dalle immersioni.

    In conclusione, come hai intuito, al momento – sulla base della semplice positività del doppler transcranico – è impossibile stabilire se tu abbia uno shunt destra sinistra aperto sempre o solo dopo sforzo (come risalire in barca indossando l’attrezzatura). E’ impossibile, al momento, stabilire se la sede dello shunt D/S sia il cuore e, certamente, non si può decidere se il PFO/FOP debba essere chiuso.

    Il Centro iperbarico Ravenna (tel. 0544-500152, email: [email protected] – chiedi di Claudia Ferreira, assistente alla Direzione sanitaria) è tua disposizione per ulteriori chiarimenti.

    Ciao, Pasquale

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