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04 giu 2013

Sono affetta da algodistrofia dall’eta’ di 30 anni: non ne posso più! il piede è sempre gonfio, ho dolore forte e sembra di gesso. In estate mi fa ancora più male, perchè? E’ caldo, arrossato e non riesco a stare in piedi altrimenti si gonfia e fa un dolore pazzesco… Quale esame vede bene per questo problema? Mi hanno prescritto 10 sedute camera iperbarica, ma e’ troppo costosa. Esiste un centro dove non si paga? sono disperata!!!!

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UnoRisposta a “Algodistrofia al piede destro dall’età di 30 anni, non ne posso più!”

  1. Patrizia Baroni on

    Gentile Sabrina,
    ci dispiace per il suo disagio e speriamo di poterle essere d’aiuto.

    L’algodistrofia (Complex Regional Pain Sindrome – CRPS) è una sindrome dolorosa articolare e perticolare che si riscontra in patologie locomotorie ed è legata a ridotto flusso microvasale e a ridotto apporto di ossigeno che generano sofferenza vascolare e quindi edemi, sofferenza ossea, tenosinovite e tendenza a necrosi.

    L’algodistrofia può evolvere in
    • FASE ACUTA, dolorosa con iperalgesia e allodinia (dolore provocato da stimoli non dolorosi), turbe vasomotorie, edema
    • FASE SECONDARIA distrofica con rigidità e retrazioni.
    Se non trattata o trattata tardivamente porta addirittura a una patologia evolutiva che spesso determina invalidità.

    Purtroppo l’algodistrofia non rientra tra le patologie rimborsate dalla AUSL a meno che non sia già presente un inizio di necrosi dell’osso.

    Dopo essermi consultata con la dott.ssa Belkacem, medico del Centro Iperbarico e del Centro Cura Ferite Difficili di Ravenna, le consigliamo di fare una visita ortopedica e poi di procedere con esami strumentali come RX e Risonanza magnetica che permettano di confermare la diagnosi.

    Se questa viene confermata consigliamo una visita medica specialistica iperbarica in cui verrà impostato un percorso terapeutico personalizzato coinvolgendo diversi esperti.
    E’ infatti molto importante seguire un percorso condiviso dai vari specialisti che intervengono nella gestione del caso clinico, altrimenti si rischia di utilizzare in modo inappropriato le risorse disponibili (come la terapia iperbarica) rendendo vani i risultati che diversamente potrebbero portare ad un miglioramento della patologia.

    Per qualsiasi cosa rimango a sua disposizione,
    un saluto cordiale,
    Patrizia Baroni

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