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09 ago 2013

Gentile dottor Pasquale Longobardi, la contatto per mio padre Giovanni che è in cura per la deiscenza dei monconi a entrambi gli avampiedi, esito di intervento per complicanza del diabete, presso il Centro iperbarico Ravenna (su indicazione del prof. Luca Dalla Paola).

Le condizioni generali sono molto migliori che in passato e anche le ferite stanno migliorando (sono meno profonde) ma la guarigione è lenta.

Su vostra prescrizione abbiamo eseguito l’esame del sangue, dal quale risulta che l’emoglobina è 9,1  (valore normale 13-17  grammi per decilitro). Ci è stato detto che l’anemia ritarda il processo di guarigione. Cosa possiamo fare per aumentare il valore dell’emoglobina?

Cordiali saluti,

Carla

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UnoRisposta a “L’emoglobina bassa ritarda la cicatrizzazione ferita: che fare?”

  1. Pasquale Longobardi on

    Gentile Cristina,
    grazie per l’invio del referto. Sono felice per i progressi di tuo padre che ho constatato personalmente.
    E’ vero: l’emoglobina bassa ritarda il processo di guarigione. In conseguenza alla bassa emoglobina, Giovanni ha bassa anche la concentrazione cellulare media di emoglobina (MCHC ): cioè ciascun globulo rosso contiene meno emoglobina del normale. Questo riduce la ossigenazione dei tessuti e ritarda la guarigione delle ferite. Ogni grammo di emoglobina trasporta 1,35 millilitri di ossigeno per minuto a cento grammi di tessuto (quando la saturazione di ossigeno dell’emoglobina sia del 97%). Il sangue di Giovanni trasporta 12,3 millilitri di ossigeno al minuto per ogni cento grammi di tessuto (si dice volumi percento), mentre il minimo necessario sarebbe 16 volumi percento. E’ necessario agire per aumentare l’emoglobina.
    Il percorso per capire le cause e la terapia deve essere concordato con il Medico di Medicina Generale che segue il papà.
    Di seguito alcuni consigli che spero ti siano utili.
    Il primo passo è escludere la perdita di sangue (in questo caso le ferite non perdono molti liquidi e quindi è necessario escludere eventuali perdite nell’intestino o altrove) e valutare il quadro ematico e marziale (ferro):
    1) esame delle feci correttamente eseguito seguendo queste raccomandazioni:
    – nei tre giorni precedenti l’esame seguire una dieta priva di carne, pollame, barbabietole, pesce, brodo, banane, ravanelli e tutti gli alimenti contenenti ferro. Evitare di assumere farmaci (Aspirina, Cardiaspirina, Anti-infiammatori, Cortisone, antiaggreganti tipo il Plavix). Spazzolare i denti con delicatezza, per evitare di provocare la fuoriuscita di sangue dalle gengive.
    – la ricerca si effettua su un campione di feci del mattino.
    – E’ consigliabile raccogliere un campione di feci nel contenitore sterile (acquistabile in farmacia) per tre giorni consecutivi.
    2) dopo un mese dal precedente, ripetere l’esame del sangue inserendo: emocromo con formula, piastrine e valutazione dei reticolociti oltre che dell’RDW (Red Cell Distribution Width o ampiezza della curva di distribuzione degli eritrociti), aptoglobina, protidemia totale, sideremia, ferritina, transferrina, fibrinogeno, creatininemia, glicemia, GPT, PT, PTT, INR, proteina S, omocisteina, antitrombina III, resistenza proteina C attivata,
    3) test genetico per la ricerca dei geni relativi al fattore V di Leiden e al fattore II della coagulazione (protrombina).
    4) se necessario, si procede con una consulenza ematologica per valutare l’appropriatezza di una biopsia midollare o altre indagini opportune.

    Qualora non ci fossero perdite di sangue nell’intestino o altre cause di interesse chirurgico e la causa principale dell’anemia fosse la carenza di ferro questi suggerimenti potrebbero essere utili per migliorare il contenuto di ferro.

    I dieci alimenti con alta disponibilità di ferro (i valori sono espressi in milligrammi per 100 grammi di prodotto mg/100g) sono: cacao amaro in polvere (14,3 mg); fagioli secchi (9 mg); fegato bovino (8,8 mg); lenticchie (8 mg); ceci secchi (6,4 mg); vongole (6,1 mg); cozze (5,8 mg); cioccolato fondente (5 mg); spigola (4,1 mg); cavallo (3,9 mg).
    Il ferro contenuto negli alimenti di origine animale è più disponibile del ferro contenuto negli alimenti di natura vegetale. E’, quindi, buona regola alternare alimenti di origine animale con quelli di origine vegetale.

    Per facilitare l’assorbimento del ferro è importante inserire nell’alimentazione cibi ricchi di vitamina C (agrumi, frutti di bosco, kiwi, fragole, pomodori, peperoni, ortaggi a foglie verdi). Una ricerca ha dimostrato che, per esempio, la vitamina C (acido ascorbico) contenuto in un bicchiere di succo d’arancia, triplica l’assorbimento del ferro contenuto nella prima colazione.

    Un altro elemento che migliora l’assorbimento del ferro è l’esercizio fisico moderato in una ricerca è stato dimostrato che dopo l’assunzione di una certa quantità di ferro, praticare un’ora di esercizio fisico moderato aumenta il ferro nel sangue (sideremia) del 48,2% (rispetto al solo 8,3% in condizioni di riposo).

    Utile la respirazione di ossigeno a pressione ambiente (bombola carica a 200 bar con flussimetro e mascherina oronasale, flusso 6-8 litri al minuto, 20 minuti per due volte al giorno), associando acetilcisteina (Fluimucil 600 cp due cp insieme al giorno). Dopo un mese di questa terapia l’emoglobina aumenta di 2 volumi percentuali. Purtroppo che l’ossigeno può essere prescritto dal Medico di Medicina Generale solo in presenza di particolari patologie (la cura dell’anemia è una indicazione impropria “off label”).

    Cordiali saluti e in bocca al lupo per la guarigione del papà. Lo staff del Centro iperbarico Ravenna (tel. 0544-500152, email: [email protected]) si sta impegnando attivamente per facilitare il successo.
    Pasquale

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