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07 lug 2014

Circa sei mesi fa mi si è riaperta una ferita nella gamba sinistra legata al flusso venoso perforante che alcuni anni addietro mi aveva provocato la ferita iniziale, chiusa dopo circa due mesi di cure con connettivina plus.

Nel centro infettivologico dell’ospedale Galliera di Genova sono stato sottoposto per dieci settimane circa a bendaggi e cerotti  medicati col risultato che la ferita iniziale si è chiusa, ma è rimasta un’ampia zona intorno escoriata che continua ad essudare senza cicatrizzarsi.

Purtroppo sembra che tale escoriazione sia legata ad una specie di allergia ai cerotti ed anche al betadine che mi è sto consigliato per mantenere la ferita protetta. Recentemente ho scoperto di avere una trombosi parziale profonda che sto curando con punture di Arixtra 7,5 (ne ho fatte una quindicina e ne devo fare altre quindici). Ho anche assunto Augmentin per bocca contro la possibilità di infezione. La ferita, ancorché superficiale, ampia circa 10×10 cm, non si chiude nonostante il trattamento con connettivina plus (ovviamente senza l’uso di cerotti).

Ho dolori molto intensi, anche se la gamba sembra morbida e non gonfia, fortunatamente riesco a dormire senza dolori, ma ogni tanto ho delle fitte dolorose e bruciore. Cosa suggerite di fare?

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UnoRisposta a “Come curare un’ulcera venosa alla gamba sinistra con fitte dolorose e bruciore”

  1. Klarida Hoxha on

    Caro Mario, grazie per averci scritto e spero di esserle utile ed esauriente nella risposta al suo caso.
    Premetto che conosco molto bene il reparto di infettivologia dell’ospedale Galliera di Genova. Per motivi di lavoro mi è capitato di essere loro ospite qualche giorno e ho avuto modo di constatare che sono un gruppo davvero eccezionale, diretti dalla energica e solare coordinatrice Mirella Fullone. Mi ha molto colpito la sua umanità e il suo carattere forte, deciso ma sempre con il sorriso sulle labbra. So che lei e Matteo, l’altro infermiere che si occupa delle lesioni cutanee, hanno entrambi il master di wound care a sono molto pratici nella gestione delle ferite difficili. I risultati infatti si vedono, perché la sua ulcera è completamente guarita.
    Mi permetto di illustrarle il nostro approccio verso le ulcere venose, se le può essere utile, per risolvere il problema che le è insorto dopo la guarigione.

    L’ulcera di tipo venoso o, come nel suo caso, quando non vi è più l’ulcera ma una sofferenza cutanea dovuta alle perforanti di Cockett incontinenti (vene che favoriscono la circolazione del sangue tra il sistema venoso profondo e sistema venoso superficiale) il percorso che seguiamo è il seguente:
    • Valutazione del chirurgo vascolare per verificare la situazione del circolo venoso profondo e superficiale (ed escludere l’eventuale possibilità di intervento chirurgico).
    • Medicazioni e terapia compressiva correttamente eseguita. Esistono diversi tipi di bendaggio e la scelta di questi dipende anche dallo stile di vita che lei svolge.
    Il bendaggio anelastico (corta estensibilità) è consigliato nel caso in cui lei sia una persona molto attiva e che cammina molto perché esercita la giusta pressione nel momento in cui si appoggia il piede a terra (fino a 80 millimetri di mercurio) e da poco fastidio quando si è a riposo (pressione di 40 millimetri di mercurio). In questo modo il sangue pompa verso l’ alto invece di stagnare in periferia.

    Il bendaggio elastico (lunga estensibilità) è consigliato invece nel caso lei non abbia possibilità di camminare moto, perchè la benda lavora anche quando si sta a risposo. Questo tipo di benda può essere utilizzato anche sopra un gambaletto elastico.
    A volte, quando non vi sono ulcere, l’utilizzo del gambaletto elastico non è sufficientemente compressivo per stare “bene”, per questo motivo, sopra il gambaletto si può aggiungere la benda a lunga estensibilità per aumentare la compressione.

    In entrambi i casi è fortemente consigliata anche la tecnica dell’eccentrico positivo. Si può fare con degli strati di garze piegate e poste nella zona delle perforanti, sotto il bendaggio che poi va a tamponarle. In questo modo si crea un “tappo” artificiale per contenere l’insufficienza venosa.
    • Utilizzo di pressoterapia a domicilio, è un trattamento che si basa sulla pressione esterna degli arti del paziente, attraverso un’apparecchiatura specifica. Si indossano dei gambaletti gonfiabili, viene impostata la macchina attraverso il programma da seguire e in maniera graduale si gonfiano e sgonfiano a partire dalla periferia. Attenzione alle controindicazioni, quindi da usare sempre dopo un consulto medico.

    Altri consigli utili per stare meglio riguardano l’alimentazione. Nel caso fosse sovrappeso sarebbero utili una consulenza dal nutrizionista e l’utilizzo di calzature idonee comprate in sanitaria con un plantare flobologico che aiuta la circolazione a ogni passo che esegue.
    La scarpa deve essere sempre chiusa dietro perché questo permette di fare il passo corretto (tacco/punta), così da spremere la pianta del piede e favorire la circolazione del sangue verso l’alto. Camminare con le ciabatte non è corretto perché si tende a trascinare il piede e in questo modo si favorisce il ristagno.

    Rimaniamo a disposizione per qualsiasi informazione, e se desidera venirci a trovare, i nostri contatti sono: 0544/500152; e-mail [email protected]
    Un caro saluto, Klarida Hoxha

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