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23 lug 2014

42Dai 6 ai 17 anni Davide ha praticato ciclismo a livello agonistico fino a quando, dietro una curva in discesa, si è schiantato contro una mietitrebbia non segnalata con la lama anteriore ad altezza uomo. Da quel momento la sua vita è cambiata, Davide è sopravvissuto quasi per miracolo ma il suo corpo ha subito gravi danni tra cui fratture alla mandibola e al gomito e la gamba sinistra quasi completamente tranciata.

Oggi Davide ha quarantadue anni ed ha affrontato blocchi renali, dialisi e moltissimi interventi chirurgici per rimettersi in sesto. Recuperare il morale a 17 anni sapendo di non poter più vivere la stessa vita degli altri non è stato facile ma Davide, nonostante il gomito che non si piega completamente e le gambe accorciate (quella tagliata nell’incidente di 8 cm e quella sana di 4 cm per compensare la dismetria), ha comunque saputo prendersi con grinta e tenacia tutte le sue soddisfazioni, anche nello sport.

Noi lo abbiamo conosciuto nel 1990, circa sei mesi dopo il suo incidente, la sua gamba era affetta da Osteomielite e l’infezione andava risolta urgentemente, per questo iniziò la terapia iperbarica qui a Ravenna. Da allora ogni tanto viene a trovarci per fare qualche ciclo di terapia.

Ciao Davide, raccontaci come sei arrivato qui da noi dopo l’incidente in bici..
Alcuni mesi dopo l’incidente, dopo numerosi interventi per stabilizzare le fratture fatti per mano del Dott. Guglielmo Vicenzi, la mia seconda mamma perché mi ha ricostruito, per curare la gravissima infezione al femore sinistro, sono stato trasportato all’ospedale Codivilla Putti di Cortina dove sono specializzati nella cura delle osteomieliti croniche, ma non siamo riusciti a ottenere miglioramenti. A quel punto il dott. Giancarlo Caroli, primario del reparto di rianimazione dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, mi ha consigliato di contattare il Dott. Longobardi per lavorare con l’ossigenoterapia nell’infezione. E’ stato incredibile vedere che, dopo l’inutile viaggio a Cortina al Codivilla Putti, le poche di sedute di terapia iperbarica stavano già dando ottimi risultati nella cura dell’infezione.

Sei stato uno dei precursori dell’ossigenoterapia iperbarica nella cura delle osteomieliti?
Sì, a quel tempo la terapia iperbarica non era riconosciuta dal Sistema Sanitario Nazionale, era una terapia sperimentale, a pagamento, poco usata e per la quale non esisteva un protocollo. Purtroppo non avevo molte alternative, perciò i miei genitori, Bruno e Loretta, decisero di tentare questa strada nonostante l’investimento di denaro consistente per quei tempi, e fecero sacrifici incredibili per curarmi.

E come è andata?
Molto bene per fortuna. La prima volta che sono venuto qui l’osso non era ancora ben attaccato, ho fatto 3-4 cicli di terapia e l’osteomielite, seppur molto lentamente, è guarita!  Da allora sono ritornato diverse volte per curare le fistole che ogni tanto mi si formano di nuovo, con la terapia iperbarica le secrezioni diminuiscono notevolmente e in poco tempo le fistole si chiudono.

Sappiamo che nonostante l’incidente non hai rinunciato allo sport..Ottavi di finale gara a squadre 2
Quando lo sport è una parte importantissima della tua vita fin da bambino è difficile abbandonarlo. Nel ’93 quasi per caso ho iniziato a giocare a ping pong. La prima volta che ho provato a tenere in mano una racchetta per giocare con gli amici mi tenevo su con la stampella ma mi sono divertito moltissimo. Qualche tempo dopo per strada ho visto un cartello in cui c’era scritto che tenevano dei corsi in un circolo e ho deciso di iscrivermi. Il Signore che insegnava, Giovanni Martini, a cui sarò grato per tutta la mia vita, mi ha preso sotto la sua ala protettiva e da lui ho imparato moltissimo, mi sono accorto subito che avrei tratto qualcosa di positivo da questa esperienza ed infatti pian piano ho incominciato a risentire la gamba..

L’impegno fisico stava rimettendo in moto il tuo corpo?
Esatto, da quel momento ho iniziato ad allenarmi sempre di più e nel ’94 e ’95 ho fatto del tennis da tavolo una ragione di vita. A volte sostenere il peso sulla gamba era difficile e mi è capitato di cadere, ma mi sono sempre rialzato. Se oggi posso camminare senza stampelle è merito soprattutto del ping pong.

Ne è valsa la pena dato che hai ottenuto risultati eccezionali tra cui anche la vittoria ai campionati del mondo di Taiwan e la partecipazione alle recenti Paralimpiadi di Londra..
Ho fatto il mio primo torneo internazionale paralimpico nel ’96-’97 e nel ’98 ho partecipato al primo campionato del mondo. La prima vittoria importante però è arrivata nel 2005 agli Europei a squadre a Lido di Jesolo e nel 2007 ho vinto i campionati del mondo singolari nella mia categoria (classe funzionale 7), una soddisfazione incredibile! E per l’ultima l’indimenticabile partecipazione alle recenti Paralimpiadi di Londra: non potrò mai dimenticare le 80.000 persone che ci applaudivano alla cerimonia di apertura, regina Elisabetta compresa, e le migliaia di persone che ogni giorno ci applaudivano allo stadio del tennis tavolo.

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Deve essere stato davvero emozionante. Ora quali progetti hai per il futuro?
Dopo quello che ho passato ora ho voglia di trasmettere alle altre persone il mio vissuto e far capire loro che ricominciare da capo è possibile. Di recente ho avviato un progetto con il Centro Protesi di Vigorso e con l’unità spinale di Montecatone, per introdurre il tennis tavolo nella fase riabilitativa dei pazienti, a fianco degli infermieri e fisioterapisti. Lo sport è fondamentale per recuperare l’attività motoria ma anche quella psicofisica.
Da settembre partirà anche un progetto per la reintegrazione nelle carceri di Dozza, sono entusiasta di farne parte.

Davide è una persona con molta forza e voglia di fare che merita grandi soddisfazioni sia dallo sport che da tutti i nobili progetti che porta avanti. Pochi giorni fa è stato invitato anche come testimonial alla 5a tappa di San Marino del Giro d’Italia Handbike proprio perché rappresenta un esempio per molti, tra cui anche noi che gli facciamo un grande in bocca al lupo.

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