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09 ott 2014

Luciano è un simpatico signore che ha lavorato per anni come modellista per fonderie intagliando il legno e dedicando anima e corpo al lavoro manuale. E’ una di quelle persone che fatica a stare con le mani in mano e da un giorno all’altro si è ritrovato a combattere contro una malattia che stava via via mandando in necrosi tutte le sue dita, al punto di non riuscire più a svolgere nemmeno le più semplici azioni quotidiane.

lucTutto è iniziato a luglio dello scorso anno, quando un dito della mano ha cominciato a infastidirlo. Poco a poco il dolore è diventato sempre più intenso, fino a diventare insopportabile e a non permettere più a Luciano di dormire la notte.

Inizialmente i medici gli hanno diagnosticato un’unghia incarnita sottoponendolo a una pulizia che per Luciano era dolorosissima e, nonostante un’apparente sollievo iniziale, in raeltà non dava risultati. Il secondo tentativo è stato invece quello di seguire la cura per una micosi ma anche in questo caso il problema di Luciano non accennava a migliorare: non solo il dito continuava a fare molto male, ma il dolore si stava espandendo sempre più velocemente anche alle altre dita. Ormai Luciano sentiva dolore a tre dita di una mano e due dell’altra.

E’ il suo medico curante che a questo punto ha iniziato a sospettare che il problema potesse derivare da un malfunzionamento della circolazione del sangue e così Luciano si è sottoposto a diversi esami clinici che hanno evidenziato grossi problemi: la circolazione era irregolare su tutte le dita, ad eccezione del pollice destro.

Mentre accadeva tutto questo però il tempo continuava a scorrere e Luciano a soffrire. Ormai aveva provato di tutto per trovare un po’ di sollievo: dai guanti in pelle a quelli in lana, dalle immersioni delle mani in acqua calda a quelle in acqua fredda. Qualsiasi idea gli venisse in mente faceva un tentativo per alleviare il dolore ma ad ogni fallimento il suo stato emotivo era sempre più a terra.

Una volta stabilita la natura del problema di Luciano il medico che l’aveva seguito durante gli esami della circolazione ha deciso che la soluzione per lui fosse quella di sottoporsi a un ciclo di flebo a pompa. Questo tipo di cura lo costringeva in ospedale dalle 7 del mattino alle 16 del pomeriggio e gli provocava mal di testa fortissimi ma Luciano era fiducioso che potesse essere la terapia giusta, almeno fino a quando il primario dell’Ospedale di Ravenna che avrebbe dovuto seguirlo nel secondo ciclo di questa terapia si è rifiutato di farlo. Il motivo del suo rifiuto era che il trattamento con flebo a pompa era troppo arretrato e ormai in disuso da molto tempo, certamente gli avrebbe provocato più danni che benefici.

Luciano era letteralmente disperato, non sapeva più cosa fare e temeva di essere lasciato abbandonato a se stesso. Iniziava a spazientirsi e così il medico dell’Ospedale di Ravenna ha deciso di mandarlo all’Ospedale Rizzoli di Bologna per una visita dermatologica di alto livello specialistico. E’ qui che finalmente il medico ha intuito quale fosse la malattia che stava mandando in necrosi tutte le dita di Luciano e gli ha consigliato immediatamente di sottoporsi alla terapia iperbarica.

Al Centro Iperbarico di Ravenna Luciano ha seguito un percorso che prevedeva: 40 sedute in camera iperbarica, accompagnate da medicazioni giornaliere, elettrostimolazione attraverso la terapia FREMS per attivare la microcircolazione; inoltre due volte alla settimana si sottopone ad una flebo per aiutare la microcircolazione periferica. 

maniGià dalle prime sedute Luciano ha smesso di provare dolore e il suo umore è immediatamente cambiato: è tornato ad essere fiducioso e ha ritrovato il sorriso. I primi miglioramenti sull’aspetto delle sue dita sono invece arrivati  verso metà del trattamento con la regressione della necrosi.

Luciano ha sofferto molto ma finalmente ora sta meglio e le sue mani sono tornate più belle e sane di prima della malattia. Al Centro Iperbarico tutti lo adorano, lo sostengono e le infermiere gli hanno anche consigliato come procedere per medicarsi in autonomia una volta a casa.

Le sedute in camera non l’hanno affatto spaventato, era troppa la voglia di stare meglio dopo tutta quella sofferenza. E se gli chiedi qual è la cosa che è stato più felice di fare una volta guarito ti risponde: “Sono tornato a lavorare!”. Ebbene sì, Luciano è proprio un Romangolo Doc.

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