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15 ott 2014

Gentile Dottor Longobardi,

Le scrivo in merito ad un problema che sto vivendo a causa di un intervento chirurgico per la riduzione di una frattura al malleolo peroneale occorsa a metà di Maggio. Le indico disotto la cronologia degli eventi per avere da Lei un parere.

1) Il 13 Maggio sono caduto in casa ed il giorno stesso a causa di un forte dolore alla caviglia mi sono recato presso il pronto soccorso dell’ ospedale di Monopoli. Gli RX hanno evidenziato la presenza di una frattura composta del malleolo peroneale. Nel successivo consulto Ortopedico mi è stato proposto un intervento per l’ applicazione di una placca metallica. In quel momento ho rifiutato l’ intervento privilegiando l’ applicazione di un gesso.  

2) Il giorno dopo mi sono recato presso un Ortopedico mio di fiducia (che opera nell’ ospedale di Matera) il quale ha perorato la mia scelta invitandomi a ripetere a distanza di una settimana gli RX. Se la frattura non non avesse cambiato la propria geometria continuavo col gesso altrimento avremmo preso in considerazione altre strade strade fra cui l’ intervento chirurgico.

3) A distanza quindi di una settimana ho ripetuto i raggi e sfortunatamente (forse a causa di un forte urto che ha subito la gamba ingessata poco prima di ripetere le radiografie) la frattura che, inizialmente era composta, si è scomposta. L’ Ortopedico mi ha pertanto detto di non perdere tempo e di sottopormi all’ intervento chirurgico prima che l’ osso cominciasse a calcificarsi. Il che avrebbe prodotto molti e più grossi problemi in futuro di tipo artrico.

4) Il 29 Maggio sono stato operato e l’ intervento sembra essere tecnicamente riuscito. Premetto che lo staff dell’ ospedale di Matera è di ottimo livello.

5) Il 31 Maggio sono stato dimesso e prima delle dimissioni sono stato sottoposto alla medicazione della ferita che è stata suturata con punti metallici. Il medico che mi ha visitato (lo stesso che mi ha operato) ha riscontrato un certo arrossamento della ferita provvedendo a prescrivermi il CEFIXORAL per uso orale 5 gg.

6) Il 3 giugno sono stato sottoposto alla visita di controllo presso lo stesso nosocomio ed il medico di turno ha evidenziato la persistenza dell’ arrossamento (che poteva rappresentare l’ innesco di una possibile infezione) pertanto oltre all’ antibiotico che già prendevo mi ha aggiunto un antibiotico a più ampio raggio di azione (FIDATO) somministrato per 4 giorni con 2 iniezioni giornaliere intramuscolari.

7) il 10 giugno sono stato sottoposto nuovamente a medicazione ed il medico di turno mi ha detto che la ferita si presentava abbastanza bene indicandomi la rimozione dei punti entro una decina di giorni.

8) A causa di un frainteso probabilmente fra medico ed infermiere mi sono nuovamente recato in ospedale a distanza di 3 giorni dalla visita al punto precedente (per l’ esattezza il 13 Giugno) per la rimozione dei punti ed ho trovato lo stesso medico il quale  mi ha detto che i punti non si potevano ancora togliere in quanto vedeva la ferita ancora un po “tesa” e parzialmente umida (mi avrebbe potuto togliere solo i primi 3 – 4 punti quelli a partire lato coscia).

9) Sono tornato ieri in ospedale  (16 giugno) e la dottoressa di turno (quella poi a cui mi ero rivolto in via personale dopo l’ incidente) non ha esitato a rimuovermi i punti applicati ribadendo che la ferita si mostrava complessivamente bene anche se ancora un pò “sofferente

10) per questa ragione oltre alla medicazione canonica (effettuata con un liquido scuro di cui non conosco il nome ma sarà una specie di tintura di iodio. Il contenitore è in plastica e di forma parallelepipedo di colore marrone-rosso porpora) la dottoressa ha provveduto ad applicarmi una pomata (IRUXOL) previa pulizia effettuata con un bisturi (ha come grattato la ferita) e la successiva applicazione di un bendaggio umido con colla di zinco.

Faccio presente che ogni medicazione evidenziata precedentemente (tranne l’ ultima) è sempre stata seguita da applicazioni garze e bendaggio con ovatta a nastro.

Tutto questo iter mi preoccupa e non poco anche perchè i medici sono avari di informazioni e quindi non conosco il senso di ferita ancora un po “tesa” o/o “sofferente“ . Mi devo preoccupare? E’ pur vero che non sono passate ancora 3 settimane dall’ intervento, ma ciò mi induce un forte nervosismo dovuto alla preoccupazione di un decorso post-operatorio non del tutto lineare. Aggiungo inoltre che l’ applicazione della fasciatura con colla di zinco mi induce un forte senso di costrizione al collo del piede (Le chiedo se ciò può essere normale) ed un po di prurito. Ammetto che essendo una persona ansiosa sicuramente in questo tipo di disturbi c’è senz’altro una componente nervosa ma la sensazione c’è ed è evidente. Vi chiedo se bisogna correggere qualcosa o rifare il bendaggio o come lenire questo sensazione tenuto conto che il prossimo appuntamento ce l’ avro fra una decina di giorni.

Aggiungo che normalmente non sono un accanito fumatore (un paio di sigarette al giorno) ma a causa della tensione ho incrementato ad una decina di sigarette quelle fumate nel corso di una giornata)

In attesa di un Suo gentile riscontro porgo distinti saluti

O. Lionetti

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UnoRisposta a “Frattura scomposta: devo preoccuparmi?”

  1. Pasquale Longobardi on

    Gentile Oreste, grazie per l’attenzione e per il dettagliato racconto della storia della frattura. Spero vivamente che, nel frattempo, sia guarito.

    Rispondo ai suoi tre quesiti:
    1) Cosa intendono i medici per ferita “tesa” o “sofferente”: mi devo preoccupare?
    Le ferite si possono leggere in base ad alcune caratteristiche fondamentali (che riassumiamo nella sigla TIMEcare). T stata per la situazione del fondo della ferita (necrotica, infetta, in via di guarigione). I sta per segni di infezione. M per macerazione dei bordi. E per segni di guarigione della pelle (epidermide). Care per i tempi di guarigione (in genere un mese dalla insorgenza della ferita). Ferita “tesa” o “sofferente” indica che la ferita necessita di essere sorvegliata attentamente per intervenire prontamente in caso di infezione o blocco della guarigione.

    2) L’applicazione della fasciatura con colla di zinco mi induce un forte senso di costrizione al collo del piede (Le chiedo se ciò può essere normale) e un pò di prurito.
    Il bendaggio con la colla di zinco è molto utile per ridurre l’infiammazione e il gonfiore (edema). Può dare fastidio. Attenzione: è importante che gli infermieri controllino che la caviglia si possa muovere, che il sangue arrivi alle dita (in una frattura ci può essere compromissione della circolazione del sangue, è necessario un ecocolordoppler arterioso e venoso della gamba per poter decidere con quale pressione confezionare il bendaggio). Infine c’è il rischio di allergia allo zinco (la gamba diventerebbe rossa, con un forte prurito, dolente).

    3) Ho incrementato a una decina di sigarette quelle fumate nel corso di una giornata.
    Attenzione, il fumo di sigaretta riduce al circolazione nell’osso che deve riparare e ne rallenta la guarigione.

    Per eventuali ulteriori consigli contatti la segreteria del Centro iperbarico Ravenna (telefono 0544-500152; email: [email protected])

    Cordiali saluti,
    Pasquale Longobardi

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