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27 gen 2015

Buongiorno. Descrivo in breve una mia avventura natalizia… In data 22/12/2014 ho fatto una normalissima immersione notturna della durata di circa 74 minuti, di cui gli ultimi 14 di decompressione, segnalati e seguiti alla lettera dal mio computer suunto vyper (alg. RGBM).

Circa 1 ora dopo la riemersione, dopo aver smontato le bombole a sistemata tutta l’attrezzatura in macchina, ho avuto forti vertigini e vomito. Gli episodi di vomito (circa 4 o 5) sono passati del tutto appena arrivato a casa (dove mi ha accompagnato il mio amico in quanto non ero in condizioni di guidare), e qui ho subito preso una compressa di plasil.

Le vertigini, invece, persistevano tanto che ho subito contattato il dan, il quale mi ha consigliato di rivolgermi subito al centro iperbarico più vicino per sospetta mdd. 

Dopo circa due ore, e quindi 4 totali dopo la comparsa dei primi sintomi, ho fatto il primo ciclo di camera iperbarica, (ospedale di Gallipoli, dott. DeDonatis) della durata di 1 ora e trenta alla profondità 18mt) senza però aver nessun beneficio. 

Nelle due mattine successive, mi hanno ripetuto il trattamento iperbarico, sempre 1 ora e trenta, ma profondità 10mt. In nessuna delle tre sedute ho avuto miglioramenti, e anche i vari esami che mi hanno fatto sono risultati negativi (ecg, ecocardiografia, audiometria). L’otorino che mi ha seguito, dott. Cataldi, mi ha parlato di lieve labirintite o labirintopatia da barotrauma, ma nessuno dei due medici mi ha rilasciato una diagnosi certa. Devo ritornare a Gallipoli sabato mattina, per un ulteriore ciclo in camera iperbarica, dove probabilmente avrò la possibilità di parlare direttamente con il dott. DeDonatis.

I sintomi vertiginosi sono in costante miglioramento, ma penso dovuto al riposo che sto osservando in questi giorni. 

Vorrei sapere il vostro parere ed eventualmente in quale direzione continuare con gli accertamenti diagnostici. 

Mi piacerebbe poter continuare ad immergermi (ho iniziato ad immergermi nel 2000 e la mia attuale certificazione è TMX 60 mt) 

Grazie in anticipo per una eventuale risposta. 

Bartolomeo Lamanna. 

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UnoRisposta a “Probabile labirintite: posso ancora immergermi?”

  1. Luigi Santarella on

    Caro Bartolomeo,
    la diagnosi di incidente da decompressione (DCI) vestibolare sembra la più probabile. Nonostante la brutta esperienza, quello che ti è accaduto non è una controindicazione assoluta all’attività subacquea.

    Ti consiglio di effettuare specifici accertamenti volti ad escludere una sindrome da appiattimento della lordosi cervicale complicata da kinking (inginocchiamento) dei vasi arteriosi del collo, per questo ti suggerisco una radiografia funzionale del collo (massima flessione ed estensione) ed ecodoppler dei tronchi arteriosi sopra aortici. Penso inoltre che sia utile verificare eventuali fattori di compromissione o esiti cerebrali con una RMN cerebrale.

    Una volta esclusa con questi accertamenti l’origine non embolica dell’evento che le è occorso, bisogna andare ad indagare fattori che possono aver favorito l’insorgere della malattia da decompressione. Il più frequente fra questi è la presenza del forame ovale pervio, cioè la presenza di una comunicazione fra il cuore destro e il cuore sinistro presente nella vita fetale ma che si chiude alla nascita. Questo forame può permettere il passaggio di bolle d’aria dal circolo polmonare al circolo sistemico e determinare fenomeni embolici come la forma vestibolare di cui è stato affetto.

    Il Centro Iperbarico ha messo a punto un percorso specifico di diagnosi e terapia per lo shunt destro sinistro volto a individuare ogni possibile “buco” che faciliti il travaso di sangue dalla parte destra alla parte sinistra del sistema circolatorio (cuore, polmone, altro).

    Per approfondire questo aspetto prendi appuntamento con la segreteria del Centro iperbarico Ravenna (tel. 0544-500152) per un test ossigeno (emogasanalisi mentre respiri ossigeno a elevato flusso + ossimetria transcutanea). Per escludere lo shunt destro sinistro polmonare consiglio scintigrafia polmonare perfusionale.

    Solo dopo tale esame, valuteremo insieme se sia necessario proseguire con indagini più invasive quali un ecodoppler transesofageo.

    Un saluto cordiale,
    Dott. Luigi Santarella

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