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05 feb 2015

Gentile Dott. Longobardi, da poco più di un mese mia madre soffre di 3 ulcere definite flebostatiche in sede pre-tibiale e laterale di gamba al III  medio con fondo ricoperto da croste ben organizzate.

Sintomatologia dolorosa alla palpitazione in sede periulcerosa. Si esegue ECD che documenta buon compenso arterioso ed aspetto infiammatorio dei tessuti periulcerosi. Si stanno eseguendo all’Humanitas 8 cicli di medicazione.

Sono ancora alla quarta medicazione e so che è un po’ presto per parlare di risultati, ma mi sembra che il perimetro della piaga si sia già esteso e che la necrosi si sia ampliata.

Si è proceduto al lavaggio della piaga con soluzione fisiologica e garza in TNT. Medicazione: flaminal + garza grassa + garza sterile fissaggio con salva pelle e coesiva morbida ozonia 10 sulla perlesionale. Le prime 2 sedute con questo trattamento sembravano ridurre seppure di poco la necrosi.

Nella terza medicazione si è applicato flaminal + garza betadinata + garza sterile ecc. il bendaggio come prima. Alla quarta seduta cioè oggi si è riscontrato un aumento della piaga necrotizzata e la cosa mi ha molto demoralizzato.

Oggi è stato messo sulla piaga betadine gel + garza betadinata e il fissaggio come prima. Il betadine è un disinfettante, come può ridurre e sciogliere  la crosta necrotica? Il bendaggio, non se utile, causa molto male alla gamba di mia mamma tenendo conto che soffre di incontinenza venosa.  Mia mamma ha una fibrillazione atriale da 7 anni gestita con Coumadin e prende 1/2 pastiglia di Lopresor e una di Hizaar per il controllo della pressione. 

Devo dire che mia mamma quasi non si è accorta dell’insorgenza delle piaghe, ma con il passare del tempo la zona intorno alle ferite si è infiammata e il dolore  un dolore durante la deambulazione è diventato molto forte.  

Ho letto diversi interventi di pazienti che le hanno chiesto consiglio perciò mi chiedevo se sia giusto o meno “perdere tempo” con medicazioni che potrebbero non portare a nessun risultato utile. 

Dall’esame del sangue, fatto poco più di un mese fa, si nota una leggera anemia (HGB 11.8) e valori di creatinina leggermente sballati (1.12): S-AST GOT 43.   S-ALT GPT 35.   S-FERRO 35. ALBUMINA  50. GAMMA 22.6.  RAPPORTO A/G 1.00. Da un ultimo esame del sangue abbiamo controllato l’epatite C e il risultato è positivo.

Mi domandavo se alcune sedute in camera iperbarica potevano essere utili e se ci possono essere buone possibilità di guarigione. Per me è molto complicato venire a Ravenna.

Confido in una sua sollecita risposta,
Cordiali saluti, Roberto.

 

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UnoRisposta a “Ulcera flebostatica: ci sono possibilità di guarigione per mia madre?”

  1. Elisa Ronzullo on

    Buongiorno Roberto,
    la ringrazio per la sua richiesta e per la dettagliata descrizione del problema. Questo non solo significa che è attento e preparato, ma che sta vivendo il problema di sua madre molto intensamente senza arrivare a vedere risultati e di questo ne sono molto dispiaciuta.

    Le ulcere sono una complicanza che segue un problema principale, quindi è giusto valutare la lesione ma è anche necessario ampliare lo sguardo per vedere se esistono delle patologie concomitanti che possono averne determinato l’insorgenza.

    Nello specifico ci scrive che sua mamma è cardiopatica e ipertesa, quindi le consiglierei innanzitutto di eseguire una visita cardiologica per vedere se la situazione è ben compensata. Altre patologie che possono essere correlate alla formazione e difficoltà di guarigione delle ulcere sono l’obesità e il diabete: nella sua richiesta non accenna a problematiche di questo tipo ma sono aspetti che vanno valutati per comprendere al meglio la situazione nel suo complesso.

    Leggo anche che sua madre ha già eseguito un ecocolordoppler artero-venoso degli arti inferiori per valutare la circolazione periferica. Se le lesioni non dovessero migliorare, il mio consiglio è quello di ripetere questo esame frequentemente per tenere sempre monitorata la condizione circolatoria.
    Purtroppo la terapia migliore in questi casi sarebbe la deambulazione ma capisco che il dolore a volte può così forte da non permettere a sua madre di fare movimento.

    Al momento al Centro Iperbarico di Ravenna abbiamo dei pazienti con lo stesso tipo di problema che seguono un percorso pensato apposta per loro e personalizzato in base alle loro caratteristiche ed esigenze specifiche. In linea generale il percorso prevede:
    - Una prima visita di valutazione durante la quale si analizza l’anamnesi del paziente. In questo primo incontro si prende visione delle patologie concomitanti e vengono rilevati parametri come ABI (indice pressione caviglia-braccio) e TcpO2 (ossimetria transcutanea) utili per valutare lo stato circolatorio della zona interessata alle lesioni e per decidere quali tipi di bendaggio applicare
    - Mappatura della lesione: prevede la misurazione dell’area della lesione e il suo monitoraggio per valutarne il miglioramento. Un altro tipo di monitoraggio utile è quello fotografico che permette di ripercorrere l’andamento della ferita dal punto di vista visivo
    - Terapia compressiva: viene scelta in base ai parametri sopra descritti, infatti la decisione di quali medicazioni sono più adatte per la ferita dipende dalle sue caratteristiche specifiche
    - Terapia antalgica, molto importante ma molto spesso sottovalutata. Al primo incontro e con cadenze periodiche valutiamo il dolore attraverso una scala numerica e in base al livello di dolore percepito dal paziente i nostri medici prescrivono la terapia antalgica più corretta
    - Neurostimolazione FREMS. E’ una terapia che aiuta la riattivazione del microcircolo, ha un effetto antalgico e accelera la guarigione delle ferite.
    Se con queste terapie non si dovesse arrivare ad una guarigione nei tempi previsti, per accelerare la guarigione si possono effettuare anche:
    - trattamenti con PRP (plasma ricco di piastrine) o innesti cutanei trattati in laboratorio che vengono applicati sulla ferita
    - cicli di OTI (Ossigenoterapia Iperbarica) che favorisce la formazione di nuovi vasi sanguigni, la formazione di cellule staminali e il riassorbimento dell’edema.

    Nella sua richiesta ha accennato anche a una recente diagnosi di epatite C perciò sarebbe necessario proseguire le indagini per valutare un’eventuale causa vasculitica. Gli esami ematochini consigliati dai Medici del Centro Iperbarico di Ravenna, oltre a quelli che ha già eseguito, sono: Emocromo, VES, PCR, anticorpi anti nucleo (ANA), anticorpi antinucleo estraibili (Ena), fattore reumatoide.

    Comprendo la difficoltà di recarsi nella nostra città, ma possiamo eventualmente studiare un percorso mirato per agevolarla negli spostamenti ed eseguire tutte le terapie possibili in tempi ravvicinati.

    Mi auguro di esserle stata di aiuto e nel caso volesse prenotare un appuntamento per una visita può contattare la segreteria del Centro iperbarico al numero 0544 500152 oppure via mail [email protected].

    Un caro saluto,
    Elisa Ronzullo

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