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01 apr 2015

Gentile Dr. Longobardi e colleghi dello staff,

Ho da poco iniziato un corso di subacquea base e vorrei chiedervi se ci sono controindicazioni ad immergersi per una persona che soffre dell’Arterite di Horton o Arterite a Cellule Giganti. Sono relativamente giovane per questa malattia, ma dopo un episodio circa 2 anni fa, ho nuovamente i sintomi nelle ultime settimane. Farò tutti gli esami nei prossimi giorni, ma mi sarebbe utile avere delle indicazioni generiche su come la pressione dovuta ad un’immersione possa influire o meno sulle complicazioni di tale malattia, cecità parziale, aneurisma aortico, ictus. Essendo tale malattia una Vasculite sarò curato conseguentemente con i farmaci adatti e per un periodo piuttosto lungo, ma fra 2 settimane dovrei incominciare con le immersioni previste dal corso. Potrebbe essere opportuno rimandare a quando sarò più tranquillo e sotto cura, anche per non condizionare in qualche modo esami ed esiti, oppure le immersioni non dovrebbero influire in alcun modo?

Vi ringrazio sentitamente per i Vostri illustri pareri e spassionati consigli.

Elio Sabbatino

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UnoRisposta a “Arterite di Horton (o a cellule giganti): rischi per l’immersione”

  1. Luigi Santarella on

    Caro Elio,
    la patologia di cui sei affetto, l’arterite giganto cellulare, detta arterite di Horton o arterite temporale, fa parte delle vasculiti dei grossi vasi e tra tutte le malattie infiammatorie che interessano i vasi arteriosi è senza dubbio la più frequente. Questa malattia è strettamente correlata a un’altra malattia infiammatoria che si riscontra di frequente: la polimialgia reumatica.

    L’arterite giganto cellulare interessa prevalentemente i rami arteriosi che nascono dall’arco dell’aorta e, in particolar modo, l’arteria temporale il cui interessamento è la causa di una delle complicanza più temibili di questa malattia ovvero la perdita della vista a carico di un occhio. Tale complicanza insorge spesso acutamente o con pochi e fugaci preavvisi quali offuscamento della vista, amaurosi (perdita temporanea e fugace della vista), allucinazioni visive, diplopia. Questi sintomi devono essere considerati una vera e propria emergenza medica in quanto un intervento terapeutico precoce è in grado di evitare la perdita completa della vista che, quando instaurata, è quasi sempre irreversibile.

    L’arterite giganto cellulare è una malattia che inizia generalmente acutamente e risponde velocemente alla terapia steroidea. Il paziente, spesso estremamente sofferente, diventa completamente asintomatico in brevissimo tempo.

    Il farmaco di prima scelta in questa malattia è pertanto il cortisone che va dato inizialmente a dosi medio alte e diminuito gradatamente nel tempo. Va tenuto presente che, anche se i sintomi scompaiono velocemente, la terapia steroidea deve essere mantenuta a lungo a basse dosi, Se questa viene sospesa troppo precocemente vi è un alto rischio che la malattia recidivi. La terapia va proseguita mediamente per 1-2 anni.

    Per quanto riguarda il tuo caso specifico, la possibilità che una episodio acuto della malattia possa accaderti durante l’immersione potrebbe comportare un rischio troppo grande per svolgere la pratica subacquea in sicurezza.

    Sono anche da considerare i riflessi che il nostro organismo mette in atto durante l’immersione. Questi prevedono, fra l’altro, la vasocostrizione, che genera un aumento pressorio con conseguente aumento dello stress di parete dei vasi. E’ quindi presumibile che un’esposizione a valori pressori elevati possa influire negativamente sullo stato degli endoteli vascolari nei distretti arteriosi interessati dall’infiammazione e la vasocostrizione possa ostacolare ulteriormente l’irrorazione dei tessuti.

    Bisogna altresì aggiungere che essendo una malattia infiammatoria può essere un fattore favorente allo sviluppo di malattie da decompressione, infatti le numerose molecole coinvolte nello stato infiammatorio hanno un elevato potere trombofilico.

    Tenendo conto del fatto che si è verificata una recidiva di malattia, il mio consiglio è di astenerti dall’attività subacquea, questo non esclude che tu possa svolgere attività fisica moderata, che è anzi indicata per prevenire gli effetti osteoporotici dei cortisonici sulle ossa.

    Una rivalutazione della tua idoneità all’attività subacquea con particolari precauzioni comunque potrebbe essere presa in considerazione al termine dei cicli di terapie impostati dai medici specialisti che ti hanno in cura e con la remissione della malattia.
    Il Centro iperbarico Ravenna (0544-500152, [email protected]) rimane disponibile per una rivalutazione del tuo caso e per ogni altro chiarimento.

    Un saluto cordiale,
    Dott. Luigi Santarella
    Laurea in Medicina e Chirurgia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna
    N. ordine dei Medici Chirurghi di Ravenna: 3151

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