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18 ago 2015

Non sei mai solo

Insieme ai medici ed gli operatori sanitari ho potuto constatare anche la preziosa collaborazione delle operatrici addette al front office della segreteria. In più di una volta ho visto la loro empatia, l’entrare nella nostra storia di genitori lontani dai figli, oltre alle varie questioni tecniche di certificati medici. Ogni sacrosanto giorno immancabilmente mi facevano una bella giustifica per la visita fiscale. Quando ci salutammo, poco prima di uscire, mi dissero: “Mi raccomando non lasciare le stampelle”.

E poi, ricordati, non sei mai solo: quando entrerai nella camera iperbarica, sarai accolto dal personale infermieristico. In più di un’occasione si dovranno adoperare per calmare gli animi, regolare mascherine, tubi e quant’altro, ma soprattutto dispensare informazioni chiare e rassicuranti e a volte qualche buon rimbrotto. Devo riconoscere che senza di loro, in alcune circostanze, non ce l’avrei fatta a resistere in quei novanta minuti di permanenza nella stanza del respiro affaccendato. Professionali e incoraggianti ognuno col suo stile, sono sempre lì vicino a te.

Come pure i tecnici, personaggi fuori dal comune, esperti monitori della camera iperbarica, di cui conoscono ogni millimetro quadrato. Abili nella sistemazione logistica delle persone, nella regolazione di ogni connessione, pronti nelle partenze fatte di lente discese, risalite, soste, pause, avvisi, sempre capaci di tranquillizzare l’ambiente.. Raccordatori di sorrisi e di simpatiche gag, ognuno con il suo modus operandi. Una delle frasi che difficilmente dimenticherò è l’avviso ai naviganti prima di chiudere il portellone: “Controllate di non avere accendini, chiavi elettroniche, orologi, cellulari, penne, ecc”. Una voce con un particolare timbro romagnolo ci avvertiva di lasciare questi oggetti onde evitare guasti con l’aumento della pressione.

Quando si dice che bisogna fare una statua alle persone, qui andrebbe fatta a TUTTI INDISTINTAMENTE. I medici fanno di tutto per metterti nella condizione di fare questa terapia. Sanno che se sei venuto qui è perché stai male, non puoi camminare, sei paralitico, temporaneamente handicappato e ne hai bisogno come l’aria per respirare (no, volevo dire l’ossigeno…) e non puoi perdere tempo. Né ti mandano allo sbaraglio, perché se non sei nelle condizioni idonee per affrontare la seduta non ti fanno entrare in camera. Studiano la tua cartella clinica, valutano tutto ad personam per la riuscita della terapia.

Una nota a parte merita il personale di Medicina Ravenna dove ho seguito un percorso di riabilitazione utile per ripristinare la funzionalità dell’anca. A dir la verità non ero mai stato in una piscina di riabilitazione e la prima volta mi sentivo un pesce fuor d’acqua… Ma l’affabilità e la verve comunicativa dei fisioterapisti ha fatto sì che mi sentissi a mio agio anche in costume da bagno in pieno inverno. Anche qui ho incontrato medici e fisioterapisti eccezionali sotto ogni profilo sempre una parola di riguardo, interessati seriamente. Stare in piscina, oltre ad essere rilassante e di giovamento, è stata un’occasione per conoscere uomini e donne con storie a dir poco interessanti. Alla fine riscopri ancora di più il senso dello stare insieme che le relazioni ci costituiscono e rimangono a memoria per sempre. Se vi dovesse capitare di andare in piscina, prendete appunti perché le signore amano decantare ricette speciali e molto succulente: una vera tortura per chi come me deve stare a dieta!

 

Non perderti la prossima puntata del racconto di Giampietro: giovedì 20 agosto sul blog del Centro Iperbarico.

Leggi le puntate precedenti del racconto di Giampietro:

L’ossigeno dell’amore: il racconto di Giampietro [parte 1]
L’ossigeno dell’amore: il racconto di Giampietro [parte 2]
L’ossigeno dell’amore: il racconto di Giampietro [parte 3]
L’ossigeno dell’amore: il racconto di Giampietro [parte 4]


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