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19 ago 2015

Salve,
mia madre ha 79 anni ed è diabetica tipo 2 insulino dipendente. Ha già subito amputazioni alle dita dei piedi e una risvascolarizzazione alla gamba sinistra che dopo 6 mesi si è chiusa di nuovo a causa di uno scompenso cardiaco. Ora ha un grosso problema alla gamba destra che non è rivascolarizzabile perchè non supererebbe intervento.

I chirurghi vascolari hanno detto che ha un’ulcera di tipo misto, ha già il tendine scoperto con molto dolore e non riesce quasi più a camminare. I medici mi ha detto che affrontare altri interventi di by pass è impensabile: con la situazione delle vene e arterie di mia madre non durerebbero 1 giorno. Mi hanno detto chiaramente che la strada da percorrere è quella dell’amputazione alla coscia ma mia mamma non ne vuole sentire parlare, ovviamente lei spera di guarire o quantomeno di morire con la gamba.

Il mese scorso le hanno fatto una valvolaplastica aortica, adesso il problema grosso è l’ulcera alla gamba.

Fiduciosa in una risposta positiva per eventuale visita e magari cura presso di Voi

Grazie,
Adele

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UnoRisposta a “Mia madre è diabetica e rischia l’amputazione delle gamba: esiste un’alternativa?”

  1. Klarida Hoxha on

    Cara Adele,
    mi dispiace molto per la mamma e per le sofferenze che è costretta a subire. Il diabete e le sue complicanze incidono profondamente sulla qualità di vita sua ma anche di tutta la famiglia.

    Lei ha spiegato molto bene il caso e capisco anche che la mamma si opponga all’amputazione maggiore, cioè quella della coscia: non è facile accettare una decisione così estrema, anche se a volte è l’unica strada da percorrere. Per rispettare anche questa sua decisione ci sono alcuni accertamenti da fare, le spiego cosa rileviamo nella visita iniziale al Centro Iperbarico.

    Innanzitutto controlliamo i seguenti parametri:
    - doppler velocimetria per valutare l’Ankle Brachial Index (ABI) che indica quanto sangue arriva alla caviglia rispetto al braccio. Il valore varia per fascie: da 0-0,5 vi è un’ ischemia critica, da 0,5-0,8 vi è presenza di arteriopatia da tenere controllata con visite periodiche dal chirurgo vascolare, da 0,8-1 è nella norma.
    - ossimetria transcutanea, uno strumento che permette di misurare senza dolore il valore della tensione di ossigeno. Questo valore deve essere superiore almeno a 20 millimetri di mercurio durante la respirazione in aria; oppure maggiore di 20 e 200 millimetri di mercurio rispettivamente durante respirazione in ossigeno a pressione ambiente o durante l’ossigenoterapia iperbarica
    - LaserDopplerFlussimetria che permette di valutare il microcircolo e anche il successo della terapia iperbarica.

    Durante la prima visita è importante consegnare anche il referto di un ecocolordoppler artero-venoso degli arti inferiori recente e i seguenti esami eseguiti nei sei mesi precedenti: emocromo con formula e piastrine, aptoglobina, protidemia totale, sideremia, creatininemia, GPT, emoglobina glicosilata, glicemia, esame delle urine, microalbuminuria, colesterolo totale, colesterolo HDL, trigliceridi, uricemia, VES, PCR, fibrinogeno, PT, PTT, INR, proteina S, omocisteina.

    La terapia appropriata prevede il ripristino della circolazione (che al momento è stata esclusa, sia la rivascolarizzazione che l’intervento di bypass), il controllo del diabete (la glicemia deve essere costante e l’emoglobina glicata tra il 4,9% e il 6,3%), la pulizia chirurgica di eventuali focali di infezione (solo quando si è certi che la circolazione del sangue nella gamba è sufficiente).

    Per quanto riguarda i pazienti non più rivascolarizzabili (come sua madre), il trattamento con ossigenoterapia iperbarica è indicato nel caso in cui i valori dell’ossimetria transcutanea siano inferiori a 20 mmHg e si sia in presenza di ulcera e precedenti amputazioni. Nel caso di sua madre il trattamento in camera iperbarica può dunque essere considerato opportuno, se il cardiologo che la segue da il suo consenso.

    In questa situazione si potrebbe anche aggiungere la somministrazione di bioarginina (un aminoacido che è presente anche nel cibo), la quale, unita all’ossigeno, innesca la sintesi del monossido di azoto che stimola la formazione di nuovi vasi sanguigni.

    Tenga presente che la terapia iperbarica, oltre ad essere un aiuto efficace nel caso di ulcera ischemica non rivascolarizzabile, è importante anche per controllare l’infezione e ridurre l’infiammazione.

    Se c’ è qualcosa che possiamo fare rimaniamo a disposizione e se necessita di una visita per la mamma la invito a contattare la segreteria al numero 0544/500152.

    Un caro saluto,
    Klarida Hoxha

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