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20 ago 2015

Il clima fuori e dentro la camera

Uno degli aspetti più significativi è il fare comunella tra “colleghi”. Si scherza s’ironizza si viene a conoscenza di aneddoti, fatti e misfatti  su malattie e guarigioni. Ecco per certi versi è come stare in un santuario, al Sant’Ossigeno di Ravenna.

Il clima che si veniva a creare tra i pazienti era vissuto all’insegna del cameratismo e della condivisione; pian piano ci si rincuorava a vicenda nell’ascolto delle storie, per certi versi era persino gradevole stare insieme in camera iperbarica. In quei giorni ho imparato tante cose che neanche sui libri di scuola avevo mai appreso.

Soprattutto ho visto testimonianze di amore di padri e di madri verso i propri figli, mariti e mogli, ora l’uno ora l’altra, pronti a condividere le sorti del coniuge. Qui dovrei stendere un elogio a mia moglie e citando un passo biblico mi domando: “La donna perfetta chi potrà trovarla?”. Ho conosciuto artisti, persone comuni, pescatori, agricoltori, liberi professionisti, notai, ingegneri, casalinghe, nonne, e lì ho imparato le varie tecniche di coltivazione della frutta, storie di figli, esperienze sportive, incredibili storie di guarigione grazie all’ossigenoterapia.

Ho imparato, sì, ho imparato nel grande libro della vita… E s’impara da tutti grandi e piccoli, sani e meno sani, e non c’è miglior guaritore di chi è stato guarito, dopo aver sostato nella stanza della prova della malattia. Ultimamente leggevo che presso le tribù indiane è consuetudine affidare gli incarichi e le responsabilità di governo alle persone che superano la difficile prova della sofferenza e della malattia. Immaginate se nel mondo, in Italia, gli incarichi pubblici di notevole rilievo per le sorti della società, venissero accordati a coloro che hanno superato determinate situazioni critiche. (non dico altro… Vi lascio pensare… È il compito nel quale riesco meglio, di solito…)

Sono stato ammaestrato da tante testimonianza di bene, di amore autentico. Mi hanno colpito soprattutto l’intesa fiduciosa, la complicità fedele tra padre e figlia o madre e figlio. Sguardi incredibili capaci di sostenere il peso infinito dei minuti che scorrevano uno dopo l’altro nella camera, dove eri chiamato a stare… Da uomo. Ricordo una ragazza con un problema agli occhi e il padre che condivideva la terapia. Perchè? Per A-M-O-R-E. E poi un altro padre di una bambina speciale, affettuoso ma risoluto, e deciso nei gesti e nelle parole ad aiutarla nell’affrontare la terapia.

In tutte queste situazioni emergeva una tenera e misteriosa sinergia genitore-figlio, ognuno dei  due si consegnava in fiducia all’altro. Nella routine di queste movenze c’era una bellezza semplice che pacificava tutti. Anche la sofferenza acquisiva un nuovo volto, era come redenta, sublimata in amore puro, l’amore che ama senza pretese e senza chiedere nulla in cambio. Sto parlando di qualcosa d’indispensabile che sta nelle nostre cellule a cui tutti aspiriamo e che vorremmo respirare nell’aria delle nostre case, per strada, negli uffici, ovunque. L’ossigeno dell’amore!

 

“L’ossigeno dell’amore: il racconto di Giampietro” continua giovedì prossimo, 20 agosto, sul nostro blog. Ti aspettiamo!

Leggi le puntate precedenti del racconto di Giampietro:

L’ossigeno dell’amore: il racconto di Giampietro [parte 1]
L’ossigeno dell’amore: il racconto di Giampietro [parte 2]
L’ossigeno dell’amore: il racconto di Giampietro [parte 3]
L’ossigeno dell’amore: il racconto di Giampietro [parte 4]
L’ossigeno dell’amore: il racconto di Giampietro [parte 5]

 

 

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