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04 dic 2015

Buongiorno,
vorrei se possibile un chiarimento riguardo il mio caso.
Sono un Maresciallo della Marina Militare. Qualche giorno fa sono stato sottoposto ad una serie di accertamenti presso l’ospedale militare di Taranto per ottenere l’idonieta’ alla frequenza del corso OSSALC (operatore subacqueo e recupero Eli ammarato). Durante la visita cardiologica dopo l’ecg sotto sforzo che e’ andato bene, hanno riscontrato con l’ecocardiogramma una lieve aneurisma del setto interatriale.
Successivamente ho fatto un ecocolordoppler transcranico che e’ risultato negativo in quanto le microbolle contate con manovra di Valsalva  sono state max 4 per ciclo cardiaco.
Volevo solo chiedervi, visto la vostra grande professionalità in materia subacquea, se possono darmi l’idonietà ad immergermi o possono crearmi dei problemi?
Il tenenente colonnello cardiologo mi aveva prescritto direttamente un ecocardiogramma transesofageo ma parlando con il mio cardiologo mi ha consigliato fare un transcranico e solo se positivo si potevava valutare un transesofageo, cosi ho fatto. Per fortuna e’ risultato negativo.
Vi ringrazio per la vostra disponibilità.

 

Giuseppe

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UnoRisposta a “Aneurisma setto interatriale destroconvesso: il Maresciallo Giuseppe chiede informazioni”

  1. Luigi Santarella on

    Buongiorno e grazie della stima

    Ritengo che un solo esame (ecocolordoppler transcranico) non possa, da solo fornire tutte le informazioni utili a valutare la significatività del forame ovale pervio e inquadrare il grado di rischio.

    L’aneurisma del setto interatriale è una “ridondanza” del setto interatriale. All’esame ecocardiografico l’aneurisma appare come una struttura molto sottile, generalmente localizzata nella porzione centrale del setto, protrudente all’interno delle cavità atriali. I criteri utilizzati correntemente per la diagnosi sono un’escursione totale tra atrio sinistro e atrio destro dell’aneurisma del setto > 1.5 cm e una larghezza della sua base ≥ 1.5 cm.

    Questa formazione può essere fissa o mobile e fluttuare tra i due atri durante il ciclo cardiaco. Molti studi hanno evidenziato una correlazione tra aneurisma del setto interatriale (ASA) e/o forame ovale pervio (FOP) e ictus criptogenetici. Tuttavia, l’assenza di criteri diagnostici omogenei ha portato a risultati diversi e contraddittori. Pertanto, anche se il FOP e l’ASA sono attualmente riconosciuti come anomalie associate a embolia cardiogena, non è ancora certo un rapporto causa-effetto.

    Per quanto riguarda il Forame Ovale Pervio (FOP o PFO), circa il 30% di tutta la popolazione, anche quella subacquea, presente questa alterazione, ne consegue che molte persone e molti subacquei sono portatori di PFO ma, per fortuna, pochi sviluppano una malattia da decompressione.
    La presenza del Forame Ovale Pervio (PFO) può consentire il passaggio di bolle d’aria dal cuore destro a quello sinistro, evitando il filtro polmonare e causare fenomeni embolici sistemici.

    In considerazione della variabilità delle presentazioni cliniche, il Centro iperbarico Ravenna ha sviluppato un percorso di diagnosi personalizzato, valutando il subacqueo a 360 gradi con il fine di chiarire come la presenza del PFO possa essere significativo, in presenza o assenza di altre alterazioni fisiopatologiche.

    Quando un subacqueo viene alla nostra osservazione con il sospetto di shunt destra sinistra valutiamo i seguenti aspetti:
    Analisi fattori predisponenti il rischio di recidiva ischemica cerebrale/sistemica:
    1. Eventi clinici ischemici cerebrali o incidente da decompressione neurologico: SI/NO
    2. Lesioni ischemiche neuroradiologiche multiple certe: RMN cerebrale (se opportuna)
    3. Trombofilia: analisi fattori genetici come fattore II, V, MTHFR oltre che omocisteina, proteina S
    4. Aneurisma del setto interatriale: che nel suo caso c’è
    5. Shunt dx/sn ampio (soprattutto basale): che nel suo non c’è.

    Tenendo conto delle diverse evidenze scientifiche e dei pareri dei massimi esperti del settore abbiamo sviluppato un percorso diagnostico che prevede:
    - ecodoppler transcranico con contrasto sonografico (la presenza fino a venti bolle evidenzia un problema lieve).
    - emogasanalisi durante respirazione in ossigeno puro con maschera a elevato flusso. Una pressione parziale dell’ossigeno nel sangue arterioso superiore a 400 millimetri di mercurio è nella norma, una pressione inferiore conferma la presenza di un shunt nel sistema circolatorio e permette di indicare quanto esso sia grande
    - ossimetria transcutanea per convalidare il dato della emogasanalisi
    La decisione finale si sviluppa in base ai risultati ottenuti:
    - meno di venti bolle e pressione dell’ossigeno nel sangue maggiore di 400 mmHg : si possono continuare le immersioni
    - oltre venti bolle e pressione dell’ossigeno nel sangue inferiore a 400 mmHg e presenza di 3 su 5 dei fattori predisponenti e a secondo della gravità del problema si decide se autorizzare le immersioni con regole cautelative o se procedere alla chiusura dello shunt.
    Nel caso di significatività del forame ovale pervio dell’ecocardiogramma transesofageo, in caso di chiusura del PFO, viene suggerito un programma di immersioni controllate a scopo riabilitativo da iniziare dopo il primo controllo con ecodoppler transtoracico, eseguito dopo un mese dall’intervento. Dopo sei mesi dalla chiusura è prevista la visita finale per il via libera alle immersioni senza restrizioni (nell’ambito dei limiti posti dal brevetto).

    Per il suo caso specifico l’esame ecocolordoppler transcranico sembrerebbe risultare non significativo, quindi per completare la valutazione della significatività del forame ovale pervio e come la sua eventuale presenza si inquadri nella fisiologia del suo corpo, se lo desidera, è di intraprendere il percorso presso il Centro Iperbarico Ravenna (0544- 500152, [email protected]) con una visita del neurologo (dr. Paolo Limoni) per il doppler e una visita del medico subacqueo per le valutazioni finali. Si esegue tutto il martedì e l’impegno è di mezza giornata.

    Un caro saluto,
    Dott. Luigi Santarella

    Laurea in Medicina e Chirurgia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna, n. ordine dei Medici Chirurghi di Ravenna: 3151

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