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11 dic 2015

Buongiorno dott. Longobardi,
volevo raccontarle la mia storia nella speranza di avere da Lei un consiglio.


Mio papà, che attualmente ha 73 anni e ha sempre lavorato in campagna  (abbiamo un azienda agricola quindi non ha mai smesso di lavorare)  nell’estate del 2003 è caduto in bicicletta in un fosso, picchiando ginocchio e spalla.
La spalla è stata curata con infiltrazioni, invece il ginocchio con un tutore per alcuni mesi, non passando il dolore dopo numerose visite mediche ci hanno consigliato una protesi al ginocchio che è stata eseguita ad ottobre 2013, L’operazione è andata bene ma lui aveva fortissimi dolori gonfiori e febbre, fin da subito il medico che l’ha operato gli toglieva tutte le settimane del liquido dalla gamba senza mai farlo analizzare (nella nostra ignoranza medica ci siamo fidati di quello che faceva).
A febbraio la situazione è degenerata con febbre altissima e dolori insopportabili, l’abbiamo portato in un altro ospedale e fatto analizzare il liquido nel ginocchio è emerso che aveva preso una candida in sala operatoria.

Da qui tutta la trafila: prima la cura con antibiotici per abbassare l’infezione, poi a marzo la rimozione della protesi con impianto di un distanziale, dopo 6 mesi fermo in un letto, trattato con un potente funghicida il V-Fend portata a zero la candida, è stata rimessa una nuova protesi.
Da qui continuata una cura di antibiotici, piano piano ha ricominciato ad avere una vita quasi normale e senza dolore.

Ma a luglio 2015 è caduto inciampando in un ferro, ovviamente ha picchiato il ginocchio, è tornata l’infezione (non la candida) e a fine agosto 2015 è stato rioperato per ripulire la protesi dall’infezione.

Adesso lui ha una PCR di 12 (prima dell’ultima operazione era di 220) non cammina bene e ha sempre forti dolori, il nostro ortopedico ci ha consigliato la terapia in camera iperbarica.
Premesso che per far star bene mio papà siamo disposti a fare qualunque cosa, perché le garantisco che sono tre anni che non abbiamo vita e vedere un uomo attivissimo, distruggersi dal dolore chiuso in casa è una tortura per lui e per tutti noi.

Ho sentito parlare molto bene della terapia iperbarica, chiedevo a lei se anche nel caso del mio papà può darci qualche speranza.

la ringrazio e mi scuso per tutta questa confusione
In attesa di una sua cortese risposta
le porgo distinti saluti

Tiziana

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UnoRisposta a “Infezione a protesi: il padre di Tiziana le ha passate davvero tutte, ora spera che L’OTI possa aiutarlo”

  1. Nedjoua Belkacem on

    Cara Tiziana,
    la ringrazio per l’interesse che dimostra per il nostro Centro. Capisco quanto può essere difficile e devastante per suo padre vivere una situazione che oltre al dolore limita la sua mobilità e autonomia.

    Lei ci pone il problema di una protesi di ginocchio infetta posizionata nel 2013, sostituita per una prima volta nel 2014 (dopo 6 mesi con distanziale antibiotico) per infezione da candida e sottoposta una seconda volta ad una pulizia chirurgica (fine agosto 2015) per recidiva dell’infezione in seguito ad un trauma (caduta) senza beneficio. Purtroppo tuttora persiste l’infezione generatrice di dolore invalidante.
    Quando si verifica una infezione di una protesi articolare, in questo caso del ginocchio, quasi sempre si rende necessaria, per cercare di risolvere l’infezione, la rimozione e sostituzione della protesi. Vale a dire ripetere l’intervento già eseguito in passato.

    Purtroppo non esistono altre terapie che abbiano la pretesa di sostituire la chirurgia nel rimuovere l’infezione. Poiché i batteri che colonizzano la superficie della protesi con il passare del tempo sviluppano una barriera protettiva contro gli antibiotici che diventano sempre meno efficaci o al massimo si limiteranno a ridurre l’infezione senza risolverla.

    L’ossigenoterapia iperbarica tuttavia potrebbe essere una buona alternativa alla chirurgia solo in caso di inoperabilità; essa infatti:
    - Riduce l’infezione con azione diretta sui batteri e indiretta stimolando e potenziando i globuli bianchi leucociti che combattono l’infezione. Potenzia anche l’azione degli antibiotici senza la pretesa di essere risolutiva.
    - Inoltre, permette di ridurre l’infiammazione e di conseguenza il dolore.
    Quindi migliora la qualità di vita e allungherebbe le fasi di remissione.

    È una terapia non invasiva: si tratta di inalare dell’ossigeno puro in un ambiente dove l’area e compressa e portata ad una pressione superiore alla pressione atmosferica. A tali pressioni la quantità di Ossigeno trasportato ai tessuti può essere anche di 15 volte superiore al normale.

    Se la terapia iperbarica la interessa potremmo valutare insieme la strada da percorre e la fattibilità di questa terapia dettata dalle condizioni cliniche di suo padre.
    In tale caso, la invito a contattare la nostra segreteria telefonando al numero 0544 500152 per fissare un appuntamento per una visita medica.

    Rimango a sua disposizione per ulteriori chiarimenti
    Dott.ssa Belkacem Nedjoua

    Laurea in Medicina e Chirurgia all’Università di Ferrara e specializzazione in medicina interna, n. ordine dei Medici Chirurghi di Ravenna: 2794

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