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21 dic 2016

Buon giorno, 
alla mia mamma è stata diagnosticata una vasculite con ulcera e tromboflebite. Dopo la terapia con cortisone i vasi sanguigni sembrano migliorati nei restringimenti.
Sta assumendo Deltacortene 30mg al giorno da circa un mese. Il problema è la ferita ulcerosa perché le da molto dolore.
Le sono applicate delle garze di inadine. Nell’ipotesi malaugurata di contatto con acqua sembra quasi che venga a contatto con l’acido per bruciore e dolore.
Cosa possiamo fare e come possiamo trattare questa sintomatologia?.
Grazie per l’attenzione,

Renato 

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UnoRisposta a “Vasculite, ulcera e tromboflebite: che fare?”

  1. Klarida Hoxha on

    Buongiorno Renato,
    grazie per averci contattato.
    Mi dispiace per la mamma, le vasculiti sono ulcere complicate e rientrano nella categoria delle ferite di difficile guarigione.
    Sono causate da un’infiammazione dei vasi sanguigni della pelle con genesi solitamente immunologica. Il sistema immunitario riconosce come “nemico” le cellule del proprio corpo e le attacca, causando infiammazione e necrosi dei vasi. Si possono verificare in pazienti con malattie reumatiche, sono di diversa eziologia e sono numerosissime.
    Il concetto principale è che la ferita è un sintomo di malattia, non è una malattia, quindi curare il sintomo non risolve il problema ma è da capire quale sia la malattia che ha causato tutto questo. Nella sua richiesta non capisco da dove arriva il problema.
    Quello di cui la mamma ha bisogno è un approccio multidisciplinare e multiprofessionale per curare la causa che ha fatto insorgere l’ulcera.
    Per fare diagnosi di vasculite immagino che abbia effettuato una biopsia e degli esami specifici del sangue. Questo aiuta a identificare anche la terapia giusta per migliorare lo stato di salute dal punto di vista sistemico.
    Dal punto di vista locale invece è necessario che la mamma sia seguita da un infermiere esperto in gestione delle ferite difficili. Le vasculiti sono molto delicate da trattare e il dolore è la loro principale caratteristica.
    Oltre alle terapie mirate per il dolore (è meglio affidarsi a uno specialista antalgico) è possibile intervenire anche localmente attraverso delle pomate anestetiche che hanno un’azione temporanea nell’alleviare il dolore sia di fondo, che procedurale (quello del cambio medicazione).
    Al nostro Centro utilizziamo l’ortodermina insieme a medicazioni non aderenti e non aggressive, in modo da facilitarne anche la rimozione.
    La vasculite è una lesione evolutiva quindi ha una sua tempistica che bisogna rispettare. È giusto sapere e avvisare il paziente che vi sono diverse fasi da attraversare:

    • Fase attiva: la lesione tende a peggiorare, allargarsi, cute perilesionale è molto sofferente, aree necrotiche o fibrina e essudato abbondante e fenomeni flogistici marcati. Per rimuovere il tessuto necrotico (ad esempio) potrebbe essere utilizzato l’idrogel invece che altri tipi di debridement che provocherebbero ulteriore dolore.
    • Fase di stato: netta riduzione dei fattori infiammatori, i bordi hanno delle caratteristiche simili a quelle di un’“ustione”, la lesione non si espande e la parte necrotica è già rimossa.
    • Fase di remissione: la lesione è granuleggiante, cute perilesionale rosea, essudato contenuto. Terapia antalgica in riduzione e le medicazioni non presentano grosse difficoltà.

    Al Centro Iperbarico valutiamo tutte queste caratteristiche grazie al lavoro del nostro team medico-infermieristico specializzato in ferite difficili.

    Siamo disponibili per qualsiasi chiarimento e nel caso volesse fare una prima visita la invito a contattare la segreteria al numero 0544/500152

    Un caro saluto
    Klarida Hoxha

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