OTI e camera iperbarica

In pazienti con patologie cerebrali croniche la terapia iperbarica può:

  • migliorare gli “idling neurons” (penombra ischemica). Questo è un argomento controverso perché in letteratura è contestato il concetto della “penombra ischemica” e, inoltre, non è stata chiarita la corretta interpretazione dei risultati rilevati con la SPECT o altri esami strumentali
  • migliorare il metabolismo energetico e il potenziale ossido-riduttivo della cellula, facilitando l’efficacia della riabilitazione
  • migliorare la funzione del mitocondrio e mantenere chiusi di mitochondrial Permeability Transition Pore (mPTP) contrastando il meccanismo dell’apoptosi (“suicidio” della cellula come meccanismo naturale di protezione dell’organismo in caso di danno biologico). L’apoptosi è un delicato equilibrio tra meccanismi pro-apoptotici e antiapoptotici (per esempio proteine della famiglia Bcl-2). L’ossigeno iperbarico inibisce l’attivazione degli effettori del danno, le caspasi, implicate nel processo apoptotico.

L’OTI può essere utilizzata nelle lesioni cerebrali croniche:

  • nell’ambito di un progetto interdisciplinare integrato. Il team del Centro Iperbarico che collabora per il percorso delle lesioni cerebrali croniche offre, in maniera coordinata: fisiatria, neuropsichiatria infantile, psicologia neurocognitiva, medicina iperbarica, fisioterapia, idrokinesiterapia, Energia Vibratoria Muscolare – EVM, fisioterapia neurocognitiva, massofisioterapia con tecniche di respirazione tramite Spirotiger o similare, logopedia, riabilitazione equestre, terapia con educatore cinofilo. E’ ritenuto essenziale il coinvolgimento della famiglia.
  • l’OTI e’ un coadiuvante in tale progetto, non deve essere somministrata come unica terapia.
  • l’OTI andrebbe eseguita solo previa valutazione accurata del paziente (medico iperbarico + neuropsichiatra infantile).
  • È necessario il consenso informato dei genitori dei bambini (correttamente informati sulle controindicazioni e sui possibili effetti collaterali della terapia iperbarica)
  • è necessario individuare un metodo per monitorare e quantizzare gli eventuali miglioramenti (per esempio, indagini strumentali come la SPECT o la PET cerebrale; la valutazione del grado di disabilità secondo la scala GMFCS – possibilmente videoregistrata; valutazione del livello di sviluppo psicomotorio mediante Griffiths; valutazione della percezione dei genitori – linguaggio, attenzione, ecc. – mediante scala Pediatric Evaluation of Disability Inventory – PEDI).

La Società Italiana di Medicina Subacquea e Iperbarica (SIMSI) ritiene che al momento attuale non esistano lavori scientifici, elaborati secondo i criteri delle evidenze, che supportino l’appropriatezza della ossigenoterapia iperbarica nel trattamento delle paralisi cerebrali infantili o patologie neurologiche assimilabili.

Le associazioni dei parenti dei bambini affetti da tali patologie ribattono che gli studi clinici (per esempio il lavoro pubblicato da Collet, 2001) sono controversi e segnalano alcuni risultati promettenti anche se non significativi per il reintegro sociale dei bambini e chiedono che sia verificata con certezza l’efficacia o meno dell’ossigeno iperbarico o anche della sola esposizione in pressione.

Il 17 settembre 2008 il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ha deliberato l’autorizzazione all’Ospedale Niguarda di Milano per uno studio sperimentale sulla terapia iperbarica in bambini affetti da paralisi cerebrale con il parere favorevole del Consiglio Superiore di Sanità ma lo studio non è ancora stato completato.

 

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